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Il Borghese

Le risposte della giustizia

La giustizia può dare risposte straordinarie alle istanze di tutela della dignità e dei diritti dei cittadini». L’ha detto il procuratore Raffaele Guariniello, ieri mattina, commentando le 500 pagine di motivazioni della sentenza ThyssenKrupp appena depositata. È uno dei cinque punti su cui il magistrato ha voluto porre l’attenzione: la risposta della giustizia ai cittadini. E non è questione da poco.

C’era l’inferno, quella maledetta notte di dicembre, nell’acciaieria di corso Regina Margherita: gli operai orribilmente ustionati chiedevano aiuto, urlavano «non voglio morire», chiedevano ai colleghi di badare alle loro famiglie; un loro collega sopravvissuto veniva trattenuto a forza dagli altri lavoratori perché cercava di lanciarsi verso le fiamme, nel tentativo di salvare l’amico, la cui voce disperata proveniva proprio da quelle lingue di fuoco che stavano divorando vite umane. Nel documento firmato dai giudici, si riporta che, stando agli esiti dell’autopsia, Roberto Schiavone, intrappolato tra le fiamme, è morto attorno alle due di notte, circa un’ora dopo il divampare del rogo. Un’agonia interminabile. Poi, nei giorni successivi, si è sgranato un lento e inesorabile rosario di morte. Per la prima volta, in una città e in un Paese sconvolti, non era più possibile ignorare che di lavoro si muore. E che la strage nelle fabbriche, nei cantieri va fermata.

A questo allude Guariniello, quando parla di risposte della giustizia ai cittadini. A cominciare dalla dimostrazione che è possibile celebrare processi in tempi ragionevoli, anche in presenza di migliaia di documenti, di centinaia di testimoni. Ed è possibile, con gli strumenti della macchina della giustizia, iniziare discorsi che vanno a coinvolgere l’ambito legislativo e sociale. Questa, per molti versi, è la migliore risposta che la giustizia può dare ai cittadini. Non parliamo di condanne esemplari, né ci interessa disquisire sull’entità delle pene. Quello che interessa è rimarcare come questa sentenza farà giurisprudenza: una sorta di spartiacque nell’ambito delle indagini e delle responsabilità per le morti sul lavoro.

E se anche un solo morto potrà essere evitato, in futuro, grazie a quanto accaduto e deciso in un processo come questo, allora si potrà dire che la giustizia ha saputo dare risposte vere ai cittadini.

Ma è chiaro che questo non potrà essere stabilito qui e ora. D’altra parte le statistiche continuano a dirlo: gli infortuni sul lavoro sono in calo, ma aumentando drammaticamente quelli mortali. Come se dal computo totale venissero eliminati un gran numero di infortuni – magari di poco conto, certo non mortali – che non vengono denunciati, perché figli del lavoro in nero, conseguenza di una crisi dove molti accettano condizioni-capestro pur di lavorare. Questo è quadro più fosco, quello che ancora non si è terminato di analizzare a fondo. Probabilmente, in questo scenario, in molti attendono ancora la risposta straordinaria, efficace e veloce, della giustizia.

andrea.monticone@cronacaqui.it

 

 

 

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