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Il Borghese

Quel viver da cicala

Non impareremo mai. In fondo sembra sia insito nella nostra natura comportarci da cicale, anzichè da formiche laboriose, sfruttando il nostro magnifico territorio come se fosse una ciabatta frusta, scavando, costruendo, tagliando i costoni delle colline, deviando i torrentelli, eliminando i rii come se quelle microfessure sulla terra mettessero in ombra le strade e i giardini delle nuove urbanizzazioni. E poi, quando il maltempo si comporta da killer, quando le frane e l’acqua uccidono, quando le case diventano barche immerse nella melma fino al primo piano, allora gridiamo «al lupo al lupo». Come se quel vecchio detto «oggi piove governo ladro» dovesse cercare conferme che gli accadimenti ci hanno già dato. Ora tocca alla Liguria e la conta dei morti e dei dispersi, prima che dei danni, è terribile.

Ma sappiamo tutti che è l’intero stivale ad essere a rischio e che servirebbero, al soldo di oggi, stanziamenti tali da far impallidire le peggiori finanziarie mai immaginate, per cominciare a metterlo in sicurezza. L’abusivismo che non è peculiarità solo del meridione – anche se là c’è l’arroganza di tentare una sanatoria sulle costruzioni illegali soltanto perché qualche Vip ne ha fatto la propria residenza – è una delle cause, anche se non la principale. Il nostro vivere da cicale ci ha impedito di intervenire per esempio sull’alveo dei fiumi, negando addirittura le tragedie del passato. Parlando del Piemonte, per esempio, sono ancora al palo gli interventi di messa in sicurezza di fiumi e torrenti, mentre sabbia e ghiaia si accumulano sui letti nella più totale indifferenza, vanificando persino le difese erette di recente.

Eppure, proprio nei fiumi, c’è una ricchezza enorme e dimenticata. L’autorità di bacino del Po, i batti e ribatti tra gli enti preposti, di fatto hanno frenato qualunque intervento chiesto dai sindaci. E si compra la ghiaia e la sabbia a caro prezzo, mentre scavando si otterrebbe un duplice risultato: rendere agibile lo scorrimento delle acque correggendo le pendenze ove occorre e risparmiare un pozzo di quattrini per la costruzione di strade e opere pubbliche. Corriamo in aiuto della Liguria e sarebbe criminale non farlo. In fondo la cicala ha l’animo buono. Ma quante Liguria potremo aiutare, nella pazza rotazione delle calamità naturali, se passiamo il nostro tempo ad aggiustare e non a programmare interventi preventivi? Una domanda sciocca: a noi non piace anticipare gli eventi, ma come Totò correre ad arrangiarsi.


beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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