img_big
Il Borghese

E da ultimo viene il bottegaio

Dal 2008 a oggi hanno chiuso ogni giorno più di 180 negozi in tutto il Paese. Inoltre le famiglie hanno perso potere d’acquisto: il reddito pro capite è diminuito del 3,6 per cento e di conseguenza anche la spesa è calata del 3,5 per cento. Una fotografia impietosa del commercio che ieri ha riunito i suoi Stati generali a Milano sotto un titolo significativo: “Anzitutto l’Italia”. Un titolo che offre mille interpretazioni a cominciare dall’abusivismo per finire alla concorrenza sleale di tanti market gestiti nel disprezzo più totale delle norme e spesso anche dell’igiene, dei mercatini improvvisati pieni di merci contraffatte, di chi vende di tutto, pane compreso, all’angolo delle strade, della malavita che comunque costringe i commercianti a spese considerevoli per la sicurezza. Ma che lascia intuire anche una polemica forte contro la burocrazia che impone perdite di tempo infinite, costa e non assiste, e contro la tassazione che – per gli onesti – grava quanto un socio inutile e spendaccione.

Un quadro fosco sul quale grava, non citato, un altro elemento di rottura: l’evasione fiscale che spesso viene considerata l’unica strada per non fallire. Che cosa non funziona allora nella rete più fitta della nostra economia spicciola, quella che alimenta le famiglie, serve il turismo e offre lavoro a decine di migliaia di persone? Sostanzialmente manca un progetto complessivo che sappia salvaguardare i piccoli dai pescecani, le botteghe dalla grande distribuzione, che impedisca la moria soprattutto nel settore alimentare.

E servono delle norme che regolino il turnover delle attività. Regole generali e provvedimenti locali perché il commercio è lo specchio del territorio e dal territorio trae le sue aspirazioni. Così quel che vale sulla costiera Amalfitana non può andare bene a Courmayeur e viceversa. Ragionamento che deve investire anche le grandi città e, nelle città, i quartieri e soprattutto le periferie dove il piccolo commercio è spesso sacrificato a tutto vantaggio della grande distribuzione che ormai ha accerchiato Torino come Milano, Genova come Roma. Eppure è dai negozi e dalle botteghe, che sono poi le piccole imprese più diffuse sul territorio, che viene un considerevole apporto al Pil e all’occupazione. Un’Italia produttiva che non ha tirato i remi in barca, ma che oggi chiede delle tutele e dei progetti. Ma soprattutto un ruolo meno passivo sia da parte del governo, sia sul piano locale. Una vecchia litania, purtroppo, che suona sempre uguale con i piccoli che nei grandi disegni strategici contano poco. Anzi meno.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

 

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo