img_big
Il Borghese

La crisi, sicario silenzioso

Riccardo aveva 47 anni. Una vita normale alle spalle, meglio, una vita quasi noiosa, di quelle che si consumano tra casa e lavoro, i figli da accompagnare a scuola, la televisione alla sera, le vacanze, programmate con meticolosità, alla metà di agosto. E la data del matrimonio segnata con un circoletto rosso sul calendario, per non dimenticare di acquistare un mazzo di fiori alla moglie. Tutto organizzato, e con largo anticipo. Poi, una mattina, la variabile impazzita che si manifesta con una raccomandata di poche righe: la fabbrica è in difficoltà, la sua figura non è più essenziale, la ringraziamo per… bla, bla, bla. Riccardo legge, rilegge e si sente cadere il mondo addosso.

Pensa a lei, che è fuori a fare la spesa, ai figli ignari, alla rata del mutuo, a quella dei mobili del salotto. Poi corre in camera da letto, apre il portadocumenti, un dono del papà il giorno del diploma, e scorre il rendiconto della banca. Occhio e croce la famiglia ha tre o quattro mesi di autonomia. Il resto è difficile da ricostruire. Difficile capire perché sia salito in mansarda, tra i vecchi mobili accatastati, perché abbia aperto la finestra che guarda il prato. E perché abbia deciso di camminare come un acrobata sul tetto. Riccardo lo hanno trovato disteso a terra, dieci metri più in basso, con le braccia protese ad abbracciare una pianta di rose gialle cresciute in pieno sole. Non una riga, non una spiegazione. Nulla di nulla.

Solo quella lettera lasciata aperta sul tavolo della cucina. Certo non si può dire che Riccardo sia stato ucciso dalla crisi, né accreditare all’azienda responsabilità che comunque non ha. Ma c’è il sospetto che il combinato disposto tra la recessione, la perdita del lavoro e il timore di non trovare un’altra sistemazione a breve termine abbiano fatto scattare una scintilla distruttiva. Una delle tante, purtroppo, che medici di famiglia e psichiatri fanno risalire all’ansia e alla depressione, mali oscuri che si sono moltiplicati a dismisura in questi ultimi tempi, facendo lievitare le crisi, i ricoveri, l’uso di antidepressivi. E, in troppi casi, il ricorso a soluzioni estreme, se è vero – come sostengono i ricercatori – che ogni anno in Italia 4mila persone si tolgono la vita per motivi spesso riconducibili alla crisi economica. Un capitolo scabroso che si apre a fianco di quelli arcinoti sulla recessione, scabroso perché tocca la fragilità delle persone, annienta i progetti futuri, getta ombre oscure sulle famiglie, sui figli da crescere. Ancora più oscuro perché contro l’ansia e la depressione non ci sono ammortizzatori sociali che tengano, né cassa integrazione degli affetti. Ma solo quell’immensa, gelida e repentina depressione che può cancellare in un attimo tutti i colori della vita.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo