Il dittaturo de* genit* numerat*

Il manifestarsi la scorsa settimana di Madama Estate nelle sue forme più classiche (caldo insopportabile e afa) era solo una finta: madama era stufa di passare per assenteista come l’ultimo degli statali, e aveva smesso per qualche giorno di farsi timbrare il cartellino da tòta primavera. “Sono qui” ha detto. Ma è durato poco: rieccoci a un agosto di temporali e di ginicco. E meno male, così compensa il caldo che mi sale dentro nel sapere che va al  voto la legge Zan contro le discriminazioni verso i LGBT. Un’altra mazzata del pensiero unico politicamente corretto vibrata alla libertà di opinione faticosamente conquistata dall’uomo in 3000 anni di civiltà. Il libero pensiero non si deve porre il problema della correttezza, perché ne è al di sopra. Il libero pensatore dice solo “non sono d’accordo sulle tue idee, ma mi batterò perché tu sia libero di esprimerle”. Invece adesso, se un giornalista scriverà di essere contrario ai matrimoni gay, all’adozione di figli da parte delle coppie omosessuali e all’introduzione delle lezioni “gender” nelle scuole, rischierà multe e galera. Se passa la legge, apostrofare uno con “ehi, ciccione” o un “zitto, nano” sarà lecito, ma sarà vietato dire “rifiuto il gay pride davanti alla mia chiesa”. E non è fobia: persino un’icona gay, una leggenda del tennis come Martina Navratilova, vincitrice di 18 Slam e lesbica dichiarata, è stata accusata di transfobia e cacciata da “Athlete Ally” per aver detto che le atlete transessuali barano, perché usano corpi e muscoli da uomo nel misurarsi contro le donne. Manette alle idee. È questa l’ultima, pericolosissima tendenza di un mondo sempre più vicino a Orwell.

collino@cronacaqui.it

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