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Il Borghese

Il prezzo di inciviltà e impunità

C’è chi entra in un palazzo, non importa che sia un condominio, una sede istituzionale, persino una chiesa, e prova un desiderio folle, irresistibile e urgente di stampare l’impronta della propria scarpa su una parete. Così come altri non possono opporsi all’idea delle proprie iniziali segnate nel legno di una panchina, o trovano divertente lordare sedili di autobus e treni, o persino imbrattare strade, edifici, vetture e via discorrendo.

Come per l’evasione fiscale, che si traduce in più tasse per chi fa regolarmente il proprio dovere, anche gli atti vandalici, gli episodi di inciviltà o semplicemente le “furbizie” causano danni ingenti alla collettività, scaricando su chi non ricorre alle astuzie di cui sopra i costi relativi.

Prendiamo per esempio i giovani – e non solo – vandali sui treni: graffiti, sporcizia, danneggiamenti costano, in Lombardia, qualcosa come 12 milioni di euro all’anno. Altro che ripulire i treni: se ne comprerebbero di nuovi. Altro esempio: i portoghesi in tram e sui bus. La loro presenza diventa una perdita economica per le aziende di trasporti, ma non solo. Tanto che a Torino si è stati costretti a reintrodurre la figura del controllore-bigliettaio a bordo – una sperimentazione, per il momento -, ossia il ritorno a uno stato di cose che, per certi versi, pare l’uovo di Colombo.

Il vero problema di tutto ciò è l’assoluta impunità di cui certi individui godono, tanto da far sentire in difetto coloro che magari il biglietto si ostinano a pagarlo. E che quando viaggiano, magari, non appoggiano le scarpe sporche sui sedili di fronte, né su pareti di stabili o altro. Si tratta di una vera e propria inversione delle parti che tanto di moda va in questo Paese: il “furbo” ha ragione, il disonesto è un modello, l’onesto è in difetto, la persona corretta è quella che va tartassata o perseguita. E in nome di questo “equivoco” – a tanti, troppi fa comodo continuare a propagandarlo in questo modo – le soluzioni adottati ai più vari livelli sono incentrare sulla convinzione che solo gli onesti, quelli non abbastanza smaliziati, forse anche i pavidi, possono rimanere impigliati nella rete. Dunque, perché stupirsi se poi monta il disgusto? E monta una sacrosanta indignazione. Che poi altri, e tra loro anche molti non certo migliori di coloro che attaccano, cercano di indirizzare, di cavalcare, di incanalare in un ambito ben ristretto e chiaro. Un ulteriore prezzo da pagare, sempre per i soliti, costretti a riparare ai danni degli impuniti e troppe volte anche a scontarne le pene.

andrea.monticone@cronacaqui.it

 

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