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Il Borghese

Joy e le sue sorelle in schiavitù

C’era un sogno dietro la minigonna sgargiante, gli stivali di vernice bianca alti fino alle cosce, alla pelle color mogano che metteva in risalto i lineamenti delicati, quasi infantili. Un sogno infranto da un ferita profonda sotto il mento, che ha spento per sempre il suo sorriso. Joy aveva 21 anni, veniva dall’Africa profonda, dalla Nigeria torrida e assetata, cercava una vita normale, un lavoro da parrucchiera, una casa. Forse una famiglia. Ha trovato solo violenza, stupri, costrizione. E la sua vita, come tante, troppe ragazze del suo paese, è scivolata nella prostituzione. Una pendolare del sesso, ore in treno con gli occhi bassi e gli abiti di scena in un borsone. Avanti e indietro, tutti i giorni, da Torino a Novara.

Un androne o una toilette dove cambiarsi, poi su e giù lungo la strada che le era stata affidata, a cercare clienti, a darsi per pochi euro. Fino a quando qualcuno l’ha avvicinata, ha cercato di rompere la sua corazza di diffidenza e di paura, ha raccolto la sua storia di profuga del sesso e, lentamente, ha conquistato la sua fiducia. Quel qualcuno fa parte di un’associazione che ha già strappato decine di donne alle organizzazioni criminali e che, con ogni probabilità, viene considerato un nemico dai mercati di schiavi. Joy, come le altre, poteva essere una pecorella che sfuggiva ai lupi, lei – per esempio – volevo soltanto tornare a casa, nella sua Nigeria, anche senza un soldo. Perchè sapeva, e lo diceva in continuazione ai suoi nuovi amici, che le sarebbero serviti tanti denari per pagarsi la libertà. Quel che non poteva immaginare è che la libertà non sarebbe arrivata mai e che qualcuno avrebbe potuto punire con un gesto estremo questo legittimo desiderio di riscatto.

Joy è stata trovata morta nelle acque del torrente Agogna, ad un paio di chilometri da Novara. Morta ammazzata perchè non diventasse un esempio per le altre schiave. Come Evelin, un’altra giovane donna nigeriana di cui si sono perse le tracce ormai da settimane. Forse negli stessi giorni in cui Joy ha visto infrangersi il suo sogno. Morta ammazzata pure lei? Il timore è forte. E’ una storia terribile, questa, una delle tante che non vengono neppure scritte, che sfuggono alle cronache, che non si raccontano perchè appartengono ad un mondo di emarginazione e di costrizione. Una storia di schiavitù moderna, di promesse false, di stupri di gruppo, di soldi rubati, di malattie e di solitudine. Adesso, e questa è l’unica buona notizia, un’altra donna lotta per assicurare almeno giustizia a queste poverette. E’ un super poliziotto, il capo della squadra mobile di Novara. Per lei Joy, Evelin e le loro compagne non sono fantasmi che si muovono sulle strade, ma donne a cui restituire dignità. L’altra faccia, per una volta, di una società indifferente e crudele.

beppe.fossati@cronacaqui.it 

 

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