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Il Borghese

Dive senza vergogna

In fondo si assomigliano persino. Con quell’aspetto da innocentine, studentesse della porta accanto, con i capelli corti e il viso acqua e sapone. Sarà per questo che piacciano tanto alle masse suscitando pulsioni e interessi pruriginosi? Dive. In sintesi è quello che stanno diventando, se non lo sono già, Amanda Knox ed Erika De Nardo. Assolta la prima, prossima alla scarcerazione la seconda. I reporter danno loro la caccia, come se fossero pop star come Madonna o modelle noir come Kate Moss. Negli Usa dove Amanda è tornata come una Giovanna D’Arco scampata al rogo, le sue immagini valgono già oro e gli anchor man se la contendono con borse sempre più pesanti.

Mezzo milione pare sia l’offerta più golosa per la prima intervista. E Meredith Kercher, quella giovane massacrata a coltellate in quel di Perugia? La cronaca la relega in un ruolo di seconda fila. Una comparsa appena, la cui immagine va lentamente svanendo. A Lonato sul Garda, in un piccolo paradiso verde che si specchia sulle acque del lago, Erika De Nardo non è da meno della bella americana. Gli scatti dei fotografi rubano fotogrammi di un’esistenza campestre fatta di gite a cavallo, di chiacchierate con le compagne della comunità, di piccoli lavori dal sapore antico. Tutto concorre a cancellare, a disperdere, certamente a distorcere il ricordo di una tragedia terribile. Peggio di una mattanza dove le vittime non erano persone qualsiasi, ma la mamma e un fratellino. E non basta. Nella corsa frenetica dei talk show c’è anche l’altro protagonista della lacrima in diretta, Quell’Omar Favaro che da fidanzatino di Erika si trasformò in complice, succube fin che volete, ma con un coltello in pugno.

Anche lui non ha resistito alle luci della ribalta, battendo tutti sul tempo, con la scusa di raccontare “la sua verità” davanti alle telecamere. Quanto valgano queste comparsate, i servizi fotografici, i piagnistei della seconda serata, in euro e non in dollari, non è dato di sapere. Di certo gratis non si fa nulla. Tutto rientra nel grande baraccone dell’orrore dove le uniche ad essere dimenticate sono proprio le vittime. Sappiamo tutti che non è giusto, almeno per quanto riguarda la coscienza comune, questo modo di fare spettacolo. E questa prassi di intendere la pena come una sommatoria di sconti e di minute grazie, invece che come un percorso di recupero attraverso la comprensione della propria colpa. Quella colpa che diventa divismo senza traccia di vergogna.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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