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Cronaca

I giudici: “Gianpi ha coperto il premier, Berlusconi sapeva che erano escort”

Da testimone a (quasi) indagato. Il ruolo del Cav nell’inchiesta sul giro di escort e sui presunti ricatti di Giampaolo Tarantini si ribalta: non più parte offesa, non più “vittima” dell’imprenditore pugliese ma, a detta dei giudici del Tribunale del Riesame, responsabile del reato previsto dall’articolo 377 bis del codice penale, ovvero, per aver istigato un indagato, nel caso specifico Tarantini, a fare dichiarazioni false all’autorità giudiziaria. Tarantini, scrivono nelle 30 pagine di motivazioni i giudici, avrebbe «agito in base a una promessa (anche tacita) coprendo il premier». Non solo. Berlusconi, sostengono i magistrati, era pienamente «consapevole» del fatto che le ragazze portate nelle sue residenze da Gianpi fossero escort.

Da qui la scarcerazione, decisa nel cuore della notte, di Gianpi. E le successive dichiarazioni della signora Tarantini, Angela Devenuto, anche lei indagata insieme al marito e al direttore dell’Avanti Valter Lavitola: «Siamo sereni».

A ribaltare i ruoli è stato il Tribunale del Riesame di Napoli che, dopo 14 ore di Camera di Consiglio e cinque minuti prima della mezzanotte di lunedì quando sarebbero scaduti i termini, ha disposto la scarcerazione (a sorpresa) dell’imprenditore barese, confermando invece la custodia cautelare per Lavitola, tuttora latitante a Panama. Un colpo di scena, l’ennesimo dell’inchiesta.

I magistrati si sono pronunciati anche sulla competenza territoriale: secondo l’ordinanza emessa ieri notte il processo deve lasciare Napoli per Bari. Resta però da stabilire il ruolo della Procura di Roma, che aveva ricevuto gli atti a seguito del primo pronunciamento sull’incompatibilità del gip Amelia Primavera. I pm di Napoli avevano infatti già trasmesso il fascicolo nei giorni scorsi alla Procura di Roma, spetterebbe dunque ai capitolini cedere il testimone ai colleghi baresi. Ma la Procura di Roma potrebbe non essere d’accordo con i giudici del Riesame di Napoli e sollevare il contrasto davanti alla Procura generale della Cassazione. Non è detto poi che i pm non decidano a loro volta di scaricare il fascicolo a Lecce, dove si indaga sui presunti ritardi nell’inchiesta sulle escort.

Oggi intanto su “Vanity Fair” esce l’intervista-confessione di Sabina Began, “l’ape Regina” indagata per aver favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione insieme a Tarantini, che svela i particolari del primo incontro col Cav, il 29 agosto 2005.
«Mi sussurrava all’orecchio, era come se mi ipnotizzasse. Dopo un paio d’ore ero cotta», ha svelato. E ancora: «Fu una notte meravigliosa, era romantico».

 

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