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Il Borghese

E se fosse stato antrace?

Basta davvero qualche granello di polvere per mettere in crisi una città da un milione di abitanti. Per isolare un centro vitale come quello della distribuzione della corrispondenza delle poste centrali, sequestrare (a fin di bene, si capisce) qualche centinaio di impiegati, far accorrere vigili del fuoco, polizia e tecnici infagottati in tute sterili. Rischio antrace, si mormorava a mezza bocca negli uffici e nel cortile del quartier generale dei postini. E la notizia rimbalzava nelle redazioni dei giornali, amplificata, ingigantita. Anche i più scettici, noi compresi, non hanno potuto far altro che registrare l’accaduto, immaginando mani criminali che versavano polveri mefitiche dentro le buche delle lettere, postini ignari che raccoglievano le buste nei sacchi, impiegati innocenti costretti a maneggiarle. In fondo siamo preparati a trattare le buste con l’esplosivo (e chi scrive lo può testimoniare) e anche quelle con i proiettili e con le minacce. Tanto che alle Poste c’è un enorme tapis roulant che fa scorrere la corrispondenza sotto un lettore ai raggi X. Ma sulla povere non siamo attrezzati.

 Né per quella maligna nascosta in una busta, né tantomeno per far fronte ad una provocazione. O peggio alla prova generale di un attentato. Insomma siamo esposti, fragili, indifesi. Che sia burla o disegno criminale, la macchina pubblica è costretta a fermarsi. Ci sono i protocolli da seguire, i tempi delle analisi da rispettare, la quarantena (all’italiana si capisce, con pizze, birre e hot dog) da imporre a chi ha la disavventura di trovarsi coinvolto. E forse è proprio la debolezza del sistema a preoccupare di più. Sappiamo, per ora, che a Torino e cintura per un paio di giorni la posta farà le bizze, e che la paura si trasformerà automaticamente in disservizio. Buste che non arrivano, altre perse o sequestrate, bollette finite chissà dove. Sopravviveremo, è già capitato altre volte e non c’era neppure la giustificazione della polvere maligna. Ma se invece di una beffa si fosse trattato davvero di un attacco di terrorismo batteriologico? Sarebbe bastato tenere a bagnomaria un esercito di impiegati chiusi come minatori in trappola nei loro uffici, e affidare a qualche tecnico le prime analisi superficiali? Chiediamoci se saremmo stati davvero in grado di attuare efficienti contromisure. Perché potrebbe essere questo il problema: la capacità di intercettare un’eventuale ondata di missive al veleno, renderle innocue e – contemporaneamente – isolare e assistere il personale innocente. Abbiamo ambulanze attrezzate, reparti ospedalieri specializzati, tecnici addestrati? Preferiamo non sapere. Ma nel dubbio prendiamo questa burla come una prova generale. E che Dio ci assista affinchè il film dell’orrore, quello vero, non venga mai proiettato sul serio.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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