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Il Borghese

Il detenuto e il grand hotel

Un detenuto tunisino verrà risarcito con 220 euro perché la sua cella era troppo piccola. L’ha stabilito il tribunale di sorveglianza di Lecce, che ha riconosciuto nei suoi confronti “lesioni della dignità umana”. Per la cronaca lo straniero era detenuto nel carcere di Borgo San Nicola, in una stanza di undici metri quadrati da dividere in tre, una sola finestra e un bagno cieco, sprovvisto di acqua calda. Non sappiamo ancora se la sentenza farà parte o meno del carteggio che il ministro Maroni sta predisponendo per dare corpo agli accordi bilaterali con la Tunisia in materia di sicurezza, ma di sicuro “costituisce giurisprudenza”come direbbe un avvocato, e dunque un appiglio straordinario per chi, temporaneamente ristretto in uno dei nostri carceri, vorrà chiedere un risarcimento allo Stato per il disturbo che gli è stato arrecato con un’ospitalità stantia e incivile. In particolare per chi, abituato ai grandi spazi aperti, si ritrova in cella per reatucci come lo spaccio di droga, lo scippo, lo stupro o la rapina.

Di sicuro in qualche attrezzato studio legale si starà valutando come la sentenza potrebbe diventare il trampolino di lancio di una nuova, eclatante “class action” ossia una di quelle cause collettive che negli Usa hanno fatto sanguinare banche e compagnie assicurative condannandole al pagamento di prebende milionarie in dollari. Considerando le precarie condizioni dei penitenziari e il conseguente sovraffollamento, verificato il numero (in crescita) dei detenuti che supera abbondantemente le 70mila unità, e moltiplicando per 220 euro a cranio, lo Stato potrebbe trovarsi a sborsare oltre 15 milioni di euro, ammesso che non vi siano penali più onerose per chi in galera ci sta da tempo e dunque soffre di reiterate “lesioni” alla sua dignità. Roba da matti, dirà qualcuno, compresi quelli che tirano a campare con dignità e dividono un monolocale con moglie e figli dove lo spazio utile è forse addirittura inferiore. E invece è tutto possibile in un Paese dove la pena è incerta per definizione e la carcerazione spesso un optional.

Tant’è che l’avvocato difensore del detenuto tunisino, plaudendo alle motivazioni della sentenza con cui il giudice di sorveglianza ha condannato l’amministrazione carceraria a risarcirlo, spiega che «d’ora in avanti aumenteranno le speranze di chi sta in carcere di vedere riconosciuta, anche sotto forma di risarcimento, la condizione di sovraffollamento e di carenza di servizi che sono costretti a subire». Sulle vittime, ovviamente, manco una parola. Il fatto che la maggior parte di loro abbiano perso anche i ricordi di una vita, poco conta. Non vorrete mica anche la class action degli sfigati.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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