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Il Borghese

La luna di miele è finita

Cinquantamila lavoratori nella culla un po’ sfilacciata di quella che è stata la mamma dell’auto in Italia. E’ il dato sommerso, scritto spesso di malavoglia, che accompagna la nuova stagione di Mirafiori che resta fabbrica simbolo nel bene e nel male. Anche oggi, nell’incertezza dei programmi che la riguardano. Fermo restando il diritto di Fiat di fare impresa secondo i criteri di maggiore economicità e produttività, non si può certo dimenticare che, ai lavoratori “diretti” di presse, carrozzeria e meccanica – su per giù 8/9 mila unità – si aggiungono quelli che fanno comunque parte della galassia Fiat o, se si preferisce, dell’indotto auto.

Parliamo di aziende, oltre che di lavoratori, di competenze che per anni ci hanno visto ai vertici della filiera automobilistica europea, di design, componentistica, elettronica. Mani abili e cervelli altrettanto allenati. Cioè, per capirci, operai specializzati, designer e ingegneri. Questi ultimi sfornati da uno dei più celebrati Politecnici europei. Sarebbe miope negare che questo forziere di capacità imprenditoriali e manifatturiere possa passare indenne attraverso una recessione che dura da due anni soprattutto per la mancanza di una politica imprenditoriale certa. Suv o Topolino il futuro di Mirafiori non sarebbe lo stesso senza l’apporto di questo comparto variegato e complesso dove coabitano aziende con centinaia di dipendenti, laboratori di nicchia super specializzati e le classiche botteghe con 5 o 10 dipendenti che tuttavia hanno tradizioni da vendere.

 Peccato però che di questo distretto industriale si parli poco, e poco si conosca, se non attraverso lo stillicidio delle aziende che chiudono e dei lavoratori che, invece della cassa integrazione, quando va bene vanno in mobilità. Perchè agli altri, quelli meno fortunati (cioè non protetti dagli ammortizzatori sociali) tocca al massimo la liquidazione. Di fronte a questa situazione c’è da chiedersi se il problema non sia soprattutto politico vuoi perchè la cassa integrazione straordinaria viene pagata con i soldi dello Stato, cioè i nostri, vuoi perchè in assenza di piani industriali non si possono attivare neppure progetti alternativi con i contributi europei, ammesso che ce ne siano. E la politica, dopo aver sostenuto i piani di Marchionne, aver sposato la causa del referendum in fabbrica, oggi non può non fare i conti con una luna di miele assai amara. Le promesse fatte nel fidanzamento dove sono finite? Ci si sposa in Suv o in Topolino? E gli invitati avranno primo, secondo e dolce, o al massimo dei buoni pasto?

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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