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Cronaca

La manovra passa e la Casta si fa lo sconto

Con 165 sì, 141 no, e 3 astenuti su 309 votanti la manovra presentata dal governo a Palazzo Madama ieri sera ha incassato la fiducia del Senato. Con le ultime modifiche, il provvedimento, arrivato alla sua quarta riscrittura, vale quasi 60 miliardi di euro in 4 anni. La maggioranza esulta, mentre restano le critiche delle opposizioni che reclamano, subito dopo l’approvazione della finanziaria bis, un nuovo esecutivo. Clima teso, in serata proteste e lancio di petardi e fumogeni davanti a Montecitorio e Palazzo Madama. La nuova versione della manovra anticrisi, correzioni comprese, vale per il 2013, l’anno in cui è fissato il pareggio di bilancio, 54.265 milioni di euro, come impatto sull’indebitamento netto. Il testo dovrebbe essere definitivamente varato sabato. L’Europa intanto ha espresso apprezzamento.

Le polemiche, però, non cessano. Perchè nell’ultima versione della manovra, con l’aumento dell’Iva, la super tassa per i redditi superiori a 300mila euro e l’anticipo della pensione a 65 anni delle donne, spuntano anche tagli più soft per i costi dei parlamentari. Ci sarà una forte riduzione sui tagli previsti alle indennità, almeno sei volte in meno rispetto a quanto previsto. Anche l’incompatibilità dei doppi incarichi degli onorevoli diventa meno rigida.

Se un deputato o un senatore fa anche un altro mestiere e incassa più di 9.847 euro netti, l’indennità di carica di 5.486 euro mensili netti (cui poi si sommano tra diaria e rimborsi spese altri 7.193 euro, che non vengono toccati), non sarà più tagliata del 50% come prevedeva il testo originario. La sforbiciata si farà sul totale annuo percepito a titolo di indennità, e sarà pari al 20%, ma solo per la quota eccedente i 90 mila euro, e al 40% per quella che supera i 150 mila euro.

E il regime dell’incompatibilità dei parlamentari, prima ferreo con l’impossibilità di ricoprire «qualsiasi altra carica elettiva pubblica», viene notevolmente annacquato. Nella nuova versione del testo, infatti, l’incompatibilità è circoscritta alle altre cariche elettive «di natura monocratica» e relative a «organi di governo di enti pubblici territoriali aventi popolazione superiore ai 5 mila abitanti». Traduzione: i parlamentari potranno continuare a fare i sindaci nei Comuni piccoli e medi. Ma potranno anche avere l’incarico di assessore in tutti i municipi, compresi quelli delle grandi città.

 

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