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Il Borghese

L’abisso tra Londra e Chiomonte

Come uno specchio rovesciato che deforma la realtà e ribalta la logica. Londra e Chiomonte, l’una il negativo dell’altro. Due luoghi sotto assedio, da una parte i rivoltosi delle periferie che incendiano e saccheggiano i supermarket, dall’altra i valligiani e gli anarchici che si oppongono con sassi e bombe carta alla costruzione di un’opera strategica come la Tav. Quattro poliziotti feriti e 300 arresti in Inghilterra, 300 poliziotti feriti e 4 arresti in Val di Susa. Ogni commento è superfluo e anche all’osservatore più distratto pare evidente che la Valle è ormai fuori controllo e che non è assolutamente pensabile immaginare di poter cominciare i lavori in uno stato di perenne assedio. Già, perché va sottolineato che, a dispetto delle battaglie, il cantiere vero e proprio per l’Alta Velocità non è ancora partito. Senza un cambio di passo, senza un modello d’ordine, magari mediato da quello inglese, è impensabile garantire la sicurezza di chi lavorerà in un’area che sarà ben più grande dei 4 ettari attuali, in un territorio che ormai è dichiaratamente ostile, oltre che occupato giorno e notte da pattuglie di anarchici e guerriglieri che provengono non solo dall’Italia, ma da diversi paesi europei, come se la Val di Susa fosse l’avamposto di una inedita legione straniera del disordine.

La ragione di queste riflessioni nasce dal racconto dei giovani in divisa che si sono trovati di fronte un nemico che, composto in buona parte da giovani come loro, è stato fin troppo abile nel trasformare in guerra quelle che potrebbero essere legittime contestazioni di chi vive in valle e considera più i rischi che i vantaggi di un’opera epocale, tanto da far immaginare occulte regie. Sappiamo che la magistratura sta lavorando su molti fronti, sappiamo anche che l’identificazione dei violenti procede lenta ma inesorabile. Ma non possiamo restare indifferenti di fronte agli oltre trecento agenti feriti dall’inizio delle operazioni a Chiomonte e alle richieste che provengono dalle forze dell’ordine impegnate nella difesa del cantiere. Compresa quella di considerare l’area come un sito di interesse strategico nazionale. Non una semplice dicitura, è ovvio, ma l’applicazione di una norma che prevede l’arresto da uno a cinque anni in caso di assalto o violazione dei confini. Un segnale chiaro che, va detto, fino ad ora non è stato dato come se, al cantiere della Tav, fosse consentita una sorta di battaglia delle arance (leggi pietre) sullo stile di quelle che hanno reso celebre il carnevale d’Ivrea. In fondo è questo che chiedono i nostri militari: dettare regole chiare e non essere solo bersagli da colpire.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

 

 

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