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Il Borghese

Assolti a priori

La notizia è di quelle che fanno venire la pelle d’oca: l’80 per cento dei giovani tra i 14 e i 30 anni ammette di aver fatto uso di marijuana o hashish almeno una volta nella vita; e più della metà ammette candidamente di continuare a farne uso in maniera saltuaria. A corollario si può aggiungere che il 6 per cento ne fa uso regolare, anche più volte al giorno. E che l’età media in cui ci si avvicina agli stupefacenti, in un caso su cinque, oscilla tra i 12 e i 15 anni, puntando i riflettori sulla scuola media e media superiore dove il 27 per cento dei drogati in erba dichiara di procurarsi direttamente lo stupefacente. Insomma, se questa non è un’emergenza vuol dire che ormai la droga è entrata  nei nostri costumi al pari del fumo, dell’alcol o, peggio, del panettone a Natale. Perché se 8 giovani su dieci non hanno difficoltà ad ammettere di aver assunto droghe fino a sviluppare una tossicodipendenza, e ne fanno addirittura un vanto, significa che è caduto il tabù, sono venuti meno i timori di essere emarginati dalla propria società o di incorrere nelle pene previste da leggi che ormai non fanno più paura a nessuno. Quasi che di fronte ad una boccata di uno spinello, o ad una striscia di cocaina, l’unico discrimine sia il gusto personale, lo stesso che ti fa preferire il thè al caffè o l’aranciata alla Coca Cola. Un’assuefazione che arriva anche alle pagine di cronaca dei quotidiani, dove fino a dieci anni fa il sequestro di un chilogrammo di eroina faceva gridare ad un’operazione del secolo e al colpo mortale al narcotraffico e oggi, di fronte a montagne di “fumo”, o di cocaina, la notizia viene derubricata ad una breve o poco più. Cambiano i tempi e si raccolgono i frutti di una politica e di una cultura buonista e liberista a tutti i costi che ha fatto assurgere ad un bisogno primario dell’individuo il consumo di una “dose giornaliera” e poi, non sapendo come quantificarla, l’ha gonfiata come se si trattasse di un etto di zucchero. Lo stesso discorso vale per le pene che diventano davvero punitive solo quando dal consumo scaturisce un effetto nefando come un incidente stradale, una lite o magari un omicidio. Non paga il consumatore ormai assolto a priori e non paga neppure lo spacciatore che utilizza la galera come una sorta di albergo diurno in cui fare la doccia, incontrare gli amici e consumare un pasto caldo. Il fatto che si tratti quasi sempre di disperati assoldati dalla malavita giustifica un’assoluzione anzi tempo. E anche qui, a ben vedere, è questione di cultura: quella che ci fa dimenticare che l’uso della droga è una male sociale, ci fa cancellare il reato e ci fa ridere di fronte ad una legge che non ha unghie e denti per fare paura a nessuno.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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