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Il Borghese

Portoghesi e soloni

Dice l’articolo 53 della nostra Carta Costituzionale: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. In parole povere il fisco dovrebbe essere visto come “una cassa comune” alla quale contribuire secondo le diverse possibilità e dalla quale attingere per i bisogni di tutti e di ciascuno, in una logica di reciprocità e di solidarietà. L’assunto è nobile, il concetto aulico. Peccato che poi, nella pratica quotidiana, ognuno badi a non impoverire il proprio borsellino utilizzando qualunque artificio. Pensiamo agli scontrini non emessi, ai lavoretti in nero, alla fatture ciucche. O semplicemente alla sfrontatezza di viaggiare in autobus o in tram senza pagare il biglietto.

A questo proposito proprio ieri abbiamo voluto improvvisarci viaggiatori sfidando controllori e autisti a beccarci in fallo. E, manco a dirlo, l’abbiamo fatta franca attraversando una grande città da un lato all’altro, su due diverse linee, una su rotaia e una su gomma, in onore di quella par condicio che pare valga solo per truffe e raggiri. Bene, il calcolo sommario sulla percentuale dei viaggiatori che pagano il biglietto è il seguente: 3 su 50. Ossia il 6 per cento. Consumato un foglio a far di conto, lo abbiamo gettato nel cestino. la riprova, fatta a mente, ha confermato il dato. Torino, ma immaginiamo anche Milano (che sarà la prossima tappa dell’inchiesta) è una città di portoghesi. Sfido io che l’azienda dei trasporti pubblici traffica per rimettere i controllori (pardon gli “assistenti alla clientela”). Per quanto costino non incideranno mai sul budget quanto i mancati guadagni quotidiani e , magari, concorreranno anche a mantenere un po’ d’ordine su certe linee che sembrano svendute alla criminalità. Un esempio, se volete minuscolo, dell’abitudine a fregare il prossimo, salvo poi lamentarsi (magari proprio quelli che il biglietto non lo pagano…) che le tariffe aumentano, indifferenti alla regola secondo la quale pagando tutti si paga di meno. E così passiamo dal micro al macro. Ossia dal vizio “portoghese” alla trama simil criminale con cui, ogni anno in Italia, si sottraggono al fisco qualcosa come 120 miliardi di euro che permetterebbero a noi tutti di ricevere maggiori servizi e – diciamolo – di vivere meglio che a Lugano o a Montecarlo.

Lo pensa anche il cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, il quale ha lanciato il 19 agosto «un appello alla coscienza di ciascuno perché questo dovere sia assolto da tutti». Altre belle parole che non devono cadere in un deserto di sordi. parole che forse avrebbero dovuto essere dette prima, quando i buoi non erano ancora scappati dalla stalla. Come anche certe pubblicità confezionate in fretta e furia sulla falsariga di “pubblicità & progresso” in cui il fisco spiega a fumetti come l’evasore impoverisca scuole e ospedali e sia la causa prima dei mali del paese. C’è da chiedersi dove erano tutti questi soloni quando la nave dell’ Italia cominciava ad affondare con falle sotto la linea di galleggiamento, sfoggiando tuttavia una chiglia impavida e lucente. Consoliamoci siamo nel bel mezzo del naufragio e le cicale, si sa, non sono pesci arditi che sanno affrontare i flutti.

beppe.fossati@cronacaqui.it 

 

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