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Cronaca

Libia, liberati i 4 giornalisti italiani: “L’autista ucciso mentre pregava”

I quattro giornalisti italiani rapiti ieri dai ribelli in Libia sono stati liberati. Ne ha dato notizia per primo il Corriere della Sera e poi, intorno alle 12, è arrivata la conferma ufficiale della Farnesina. I reporter sono due inviati del Corriere, Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina, uno della Stampa, Domenico Quirico, e uno di Avvenire, Claudio Monici. I cronisti stavano viaggiando sulla stessa auto tra Zawiyah e Tripoli (80 chilometri dalla capitale), quando un gruppo armato li ha bloccati, uccidendo l’autista che li accompagnava.

“E’ morto pregando”, ha raccontato l’inviato di Avvenire Claudio Monici. “Eravamo spalla a spalla quando gli hanno sparato: pregava, ho visto muoversi le labbra. E poi lo hanno colpito a morte”.

Liberati con un blitz
Da quanto si apprende, due giovani hanno fatto irruzione nella casa privata a Tripoli in cui erano prigionieri. Il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli ha parlato con l’inviata Elisabetta Rosaspina che ha rassicurato che tutti stanno bene ed è apparsa tranquilla. “Sono vivo, vegeto e libero”, ha detto Domenico Quirico. Che ha aggiunto: “Fino a un’ora fa pensavo di essere morto”

Una taglia su Gheddafi
Il bunker di Muammar Gheddafi a Tripoli, intanto, è sotto il controllo degli insorti. Da Londra, il ministro degli Esteri libico, Abdul Ati al-Obeidi, ha ammesso che il potere di Muammar Gheddafi è finito. E i ribelli hanno annunciato che chiunque catturerà o ucciderà il Raìs sarà graziato. Il Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt) libico ha anche offerto 1,6 milioni di dollari per la cattura di Gheddafi, vivo o morto. La somma (pari a due milioni di dinari libici) è stata stanziata da un gruppo di imprenditori e dallo stesso Cnt, che ha inoltre offerto la piena amnistia a qualunque collaboratore di Gheddafi che consegni il rais ai ribelli.

Da martedì notte la bandiera degli insorti sventola sulla fortezza del rais, ma di lui non c’è traccia. «Morte o vittoria contro l’aggressore», ha ripetuto il Colonnello in un messaggio audio trasmesso da una radio locale, invitando poi il suo popolo, in un secondo appello via audio, a «ripulire Tripoli dai traditori». «Ho passeggiato in incognito, senza che la gente mi vedesse, e ho notato giovani pronti a difendere la loro città», ha affermato anche il leader libico. Il Colonnello, secondo Mahmud Nacua, incaricato d’affari dell’Ambasciata libica a Londra, si starebbe nascondendo con alcuni collaboratori in una fattoria nei dintorni di Tripoli. La capitale intanto è ancora un campo di battaglia. E ieri mattina sono state udite diverse potenti esplosioni, almeno dieci, che hanno letteralmente scosso la zona orientale della città.

 

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