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Cronaca

A Tripoli si spara ancora: i ribelli nel bunker del rais, ma Gheddafi non c’è

Il bunker Bab al-Aziziya, l’ultimo baluardo del regime di Gheddafi a Tripoli, è caduto dopo quasi due giorni di assedio, ma il rais, che si nascondeva all’interno del compund fino a qualche giorno fa, al momento di andare in stampa, non era ancora stato trovato e a Tripoli proseguivano gli scontri. I ribelli, che hanno sferrato l’ultimo attacco decisivo, si sono radunati intorno al monumento eretto in memoria del raid americano sulla capitale libica del 1986 e hanno inneggiato alla liberazione dal tiranno attorno alla nota statua del pugno dorato che stritola un caccia statunitense. Al-Jazeera ha mostrato le immagini dell’edificio in fiamme e la gioia dei vincitori. Tra colpi di mitra esplosi verso il cielo, urla e danze, i ribelli hanno anche decapitato la statua del colonnello posta all’ingresso dell’edificio principale del compound. L’assalto si è svolto dall’ingresso ovest. Una battaglia durissima. La Nato ha coperto l’avanzata delle milizie sul campo con bombardamenti a tappeto. Quando poi sono riusciti a varcare le mura di cinta, non hanno trovato molti nemici ad accoglierli. Muammar Gheddafi, qualche ora prima della conquista del bunker, era tornato a parlare. Raggiunto al telefono dal presidente della Federazione internazionale di scacchi, il russo Kirsan Ilyumzhinovha, aveva spiegato di essere a Tripoli. E aveva assicurato: «Combatterò fino alla fine».

 

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