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Il Borghese

Profeti di sventura e ottimisti

Cosa capita in una famiglia quando ci sono problemi economici? Forse che il buon capofamiglia aspetta che tutto sia allo sfascio, magari dedicandosi ad altre problematiche meno urgenti – la partita allo stadio, i reality in televisione – e solo in seguito alla mancanza di soldi per i suoi figli? Certo, in alcune famiglie capita, purtroppo. Ma, per l’appunto, quelli non sono buoni capifamiglia.

Il buon capofamiglia, quando i tempi si fanno oscuri, comincia per prima cosa a scrutare nel proprio portafogli, a verificare se ci sono i soldi per pagare le spese mediche dei suoi figli, o anche solo le vacanze o qualche piccolo desiderio.

Se quei soldi non ci sono, il buon capofamiglia non può inventarseli. Certo, può chiederli in prestito, che significa dover poi restituire tutto con gli interessi. Il capofamiglia non può fare come chi sta sopra di lui, aggiungere tasse, aumentare aliquote. Se è un libero professionista o un commerciante può magari aumentare i prezzi o le proprie tariffe. Oppure può tagliare dove possibile: risparmiare, eliminare gli sprechi o il superfluo. Una cosa, però, il buon capofamiglia non eliminerà fino a che gli sarà possibile e forse anche dopo: il futuro dei suoi figli.

Un buon capofamiglia dovrebbe comportarsi come l’imprenditore attento, che sa guardare al di là della contingenza del momento e sa anche ragionare in barba a quello che gli dicono osservatori e governanti. Nel momento di crisi il vero imprenditore non taglia gli investimenti, perché da quelli dipenderà, passata la buriana, la sua capacità di tornare a galla e reggere le nuove sfide. Così il capofamiglia non taglierà le spese per l’istruzione dei suoi figli, non lesinerà loro gli strumenti per crearsi un bagaglio culturale e professionale adeguato, di modo che siano pronti per il futuro.

Il buon capofamiglia e l’imprenditore attento hanno questo in comune: sanno che la scommessa è il futuro, non il presente. I figli, la generazione che verrà, l’azienda di domani: qui si gioca la vera partita, l’unica che consenta di uscire dalla recessione, di lasciarsi alle spalle la crisi. Occorre non farsi spaventare dal presente, è ovvio. Ma per farlo, occorreva essere corazzati nel passato, quando si è scelto di non guardare a quello che sarebbe venuto – che già cominciava ad accadere – ma di limitarsi al momento, al futile, alla discussione sterile, al rimandare fino al momento in cui tutto si è fatto improcrastinabile, in barba a chi, tempo addietro, diceva di fare attenzione a non credere ai profeti di sventura. Il buon capofamiglia, l’ha imparato sulla sua pelle, diffida anche dei troppo ottimisti.

andrea.monticone@cronacaqui.it

 

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