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Cronaca

Tremonti in Parlamento: “Maggiore rigore nel bilancio dello Stato. La crisi non è finita”

“L’articolo 81 della Costituzione non costituisce un caso di successo. Ora abbiamo il terzo o quarto debito pubblico nel mondo”. Così ha iniziato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, l’audizione in Parlamento. Il ministro ha poi spiegato che motiverà sia la proposta di riforma costituzionale dell’articolo 81 della Carta, sia i motivi che hanno spinto ad anticipare il pareggio di bilancio al 2013 rispetto al previsto 2014.
La scelta di inserire il pareggio di bilancio in Costituzione è “una scelta che segna la fine di un’epoca nella quale l’Occidente poteva piazzare titoli ai valori che voleva”. Oggi viviamo in un’ epoca “che costringe a scelte di maggior rigore: non puoi spendere più di quello che prendi soprattutto se con riluttanza prendono i tuoi titoli”.
Data la dimensione del debito pubblico italiano, ha aggiunto il ministro, “più forte è il passaggio costituzionale meglio è” per il pareggio di bilancio. Tremonti ha spiegato che “il vincolo viene dall’Europa si potrebbe anche importare la norma” con il combinato tra articolo 11 e 117 della Costituzione. Ma nel nostro caso sarebbe meglio un passaggio “forte”.


Corso della crisi non ancora finito
Dal periodo in cui l’Italia ha deciso di seguire le indicazioni dell’Europa sul pareggio di bilancio nel 2014, “la crisi ha preso un corso diverso, non ancora finito e non ancora prevedibile nella sua dinamica. Io non sono accreditabile per formule ottimistiche, casomai per prudenza”. Lo ha detto Giulio Tremonti aggiungendo che oltre all'”intensificarsi della crisi” c’è stata anche l’indicazione da parte delle istituzioni europee per un anticipo della manovra al 2013.


“Privatizzazioni e taglio degli stipendi pubblici”
Sul lato della crescita, secondo il ministro, serve “la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali, dei servizi professionali e la privatizzazione su larga scala dei servizi locali”. Tremonti ha poi annunciato che tra le ipotesi allo studio per far fronte alla crisi, ipotizzate anche dalla Bce, c’è anche quella di “tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici”.

 

 

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