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Il Borghese

Basta la “pubblicità progresso”?

Nel nostro Paese si ama molto il concetto di “pubblicità progresso”, quelle campagne per il sociale che ondeggiano tra l’intento didascalico e quello moralista. Innumerevoli sono stati gli argomenti affrontati da queste campagne pubblicitarie che, per certi versi, si propongono di migliorare il nostro Paese. Dunque, non ci si stupisca se adesso arriva lo spot contro l’evasione fiscale.

Due gli slogan affidati a spot televisivi e comunicati radio: «Stop a chi vive a spese d’altri» e «Chi evade le tasse è un parassita sociale». Cui si uniscono le affissioni nelle stazioni ferroviarie o negli aeroporti. Questa, in sintesi la campagna organizzata dalla Agenzia delle Entrate e dal Ministero dell’Economia che parte da oggi e proseguirà per tutto il mese di settembre.

Ci si chiede chi possa essere il destinatario di questi messaggi: forse che qualcuno si illude che l’evasore possa sentirsi colpito nella dignità, o possa rimoderdegli la coscienza e quindi finisca con il correre a costituirsi presso la più vicina caserma della Guardia di Finanza restituendo il maltolto? O piuttosto l’obiettivo è attivare comportamenti sempre più virtuosi dei cittadini – ma non dovrebbero bastare leggi e leggine con relative sanzioni? – e renderli al tempo stesso consapevoli che senza entrate, non è possibile fornire servizi pubblici? In poche parole, si offre alla cittadinanza il colpevole ideale per la penuria e la scarsa qualità di gran parte dei servizi pubblici italiani, o almeno è così che vengono percepiti dalla popolazione. Eccolo il colpevole: non i tagli, non la recessione, ma i furbetti, i furbastri, gli evasori, i ladri in colletto bianco e cravatta. Un fatalista risponderebbe: «Bella scoperta».

Ma poiché uno spot non può essere fine a se stesso, ecco che dall’Agenzia viene snocciolata una serie di cifre che dimostra come nel 2011 l’incasso della lotta all’evasione possa essere di oltre 11 miliardi di euro, ossia quasi il 10 per cento in più rispetto all’anno prima. Ma di tutto questo denaro, quanto è realmente rientrato nelle casse pubbliche? E quanto è stato realmente impiegato in favore dello stato sociale?

Ben vengano, comunque, spot intelligenti se otterranno l’effetto di sensibilizzare almeno le nuove generazioni: perché tutti sanno benissimo che sono i disonesti e i furbastri a impoverire il Paese, ma troppe situazioni, troppi avvenimenti lasciano passare il messaggio che sia quello il comportamento giusto, che siano i soliti profittatori ad avere ragione e a trionfare. È sufficiente una pubblicità per cancellare tutto questo?

andrea.monticone@cronacaqui.it

 

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