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Cronaca

Borse in profondo rosso: Wall Street affonda Milano. L’Europa brucia 197 mld

Altra giornata negativa, ieri, sui mercati finanziari dopo la pausa di riflessione del fine settimana e dopo la decisione della Banca Centrale Europea di sostenere i titoli di Stato di Italia e Spagna. Le due piazze del Vecchio Continente hanno beneficiato del sostegno nel corso della giornata, ma il risultato finale, per l’Italia è stato comunque negativo: -2,35%. Milano, dopo aver registrato scambi brillanti che hanno fatto salire il Ftse Mib fino a +5%, ha però patito il crollo di Wall Street dopo la revisione del giudizio sul debito americano da parte dell’agenzia di rating Standard & Poor’s.
Forti vendite sono state registrate per tutto il comparto industriale, in particolare i titoli del Lingotto (Fiat -8,88% e Fiat Industrial -9,48%) e Pirelli (-10,96%). A calare sono stati anche i petroliferi (Saipem -7,10% e Tenaris -7,15%). Così a un’ora dalla chiusura di seduta è arrivata una raffica di sospensioni per eccesso di volatiltà a Piazza Affari: sospesi Mediolanum (-5,23% teorico), Buzzi (-4,09%), Fiat industrial (-10,48%), Exor (-5,64%), Pirelli (-10,96%), Prismian (-7,05%), Tod’s (-7,03%) e Lottomatica (-5,78%). In negativo anche tutte le principali piazze europee: Francoforte ha perso il 5,02%, Parigi il 4,09%, Londra il 3,39%, Atene ha lasciato sul terreno il 6%. In un giorno sono stati bruciati 197 miliardi di euro.
Dalle contrattazioni in ambito europeo è emerso anche un forte calo dei differen­ziali fra i buoni del tesoro italiani e Bund tedeschi in avvio dei mercati. Sono scesi sotto quota 300 punti i differenziali dei titoli decennali di Italia e Spagna rispetto al titolo di riferimento tedesco. La titubanza degli investitori a Piazza Affari è proba­bilmente legata al nuovo sorpasso dei titoli di stato spagnoli sui Btp, che eviden ­ziano un differenziale di 297 punti base sui Bund tedeschi, ben 10 punti in più degli analoghi titoli iberici.
Jean Claude Trichet, presidente della Bce e Mario Draghi, che gli subentrerà dal primo novembre hanno intanto indicato all’Italia la ricetta per uscire dalla crisi: i due banchieri chiedono, tra il resto, liberalizzazioni e una riforma del mercato del lavoro. Ma soprattutto chiedono riforme rapide, entro settembre.

 

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