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Il Borghese

Anche il fumo può far bene

Ci fumiamo una finanziaria all’anno. E non è una battuta. Lo Stato incassa 10 miliardi e rotti di euro l’anno soltanto dai proventi dei tabacchi e, anche se non sta a noi discettare sulla moralità di questa pratica, vale la pena di fare qualche riflessione sul valore del fumo e sui costi sociali che questo vizio – o abitudine che dir si voglia – ha sull’intero Paese. Se poi aggiungiamo che a dispetto delle campagne antifumo il consumo di sigarette e affini è in crescita costante, soprattutto tra i giovani, ecco che l’idea di Bossi di reperire la copertura finanziaria per evitare l’introduzione del ticket sulle prestazioni sanitarie, non è poi tanto peregrina. Il fatto che il Senatur sia un fumatore incallito di toscani, dimostra che non c’è volontà di colpire la categoria, ma semmai di educarla.

 Ad iniziare proprio dalla consapevolezza che il fumo fa male. Aggiungo, da fumatore, che fa male anche alle tasche di quelli che non fumano ma che comunque devono pagare le cure mediche dei tabagisti. A conti fatti, solo in Piemonte e con l’aumento di 0,50 euro a pacchetto arriverebbero nelle casse della Regione oltre 170 milioni, più del doppio di quelli richiesti al Piemonte per il super ticket. E questa cifra, in un momento in cui siamo chiamati, gioco forza a fare dei sacrifici, potrebbe non solo evitare il salasso sulle cure mediche, ma addirittura dare nuovo slancio alla ricerca e alla prevenzione. Soldi benedetti da Dio se valutati in questa ottica di pubblica utilità dove il maggior costo del pacchetto di sigarette innesca un circuito virtuoso di cui lo stesso fumatore diventa parte attiva. Parliamoci chiaro, i danni del fumo incidono in maniera pesante sui costi della sanità, e non solo in Italia, se è vero che in Gran Bretagna un malato di cancro che si ostini a consumare tabacco viene curato ma solo a sue spese e dunque escluso dai privilegi delle strutture pubbliche. Senza arrivare a tanto è indubbio che un fumatore abbia più possibilità di altri di dover ricorrere ad un ricovero in ospedale il che si traduce in maggiori costi per la collettività. Certo la politica farà i suoi conti, valuterà il potere elettorale della “lobbie” dei tabagisti e il conseguente impatto mediatico. E probabilmente propenderà per il no. O per il forse che in politichese vuol dire mai. Dunque continueremo a fare gli scongiuri ogni volta che sul pacchetto delle sigarette leggiamo “il fumo uccide” o “proteggi i bambini: non fare loro respirare il tuo fumo”, dimenticandoci che noi capiamo bene le cose solo quando queste ci toccano nel portafoglio.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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