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Il Borghese

Bollini e avvisi al conducente

Bollino rosso, bollino nero e pure bollino blu. E’ un caleidoscopio di bollini la vita degli automobilisti. Rosso e nero per etichettare i weekend a rischio per l’esodo vacanziero, con buona pace dei teorici delle “partenze intelligenti”. Etichette che dovrebbero consigliare a chi si mette in viaggio quanto meno di scegliere un altro momento per prendere l’autostrada, oppure avvisarlo che, per godersi le vacanze, dovrà sottostare alle forche caudine del traffico infernale, magari amplificato dai cantieri eterni, dalle rivoluzioni viarie mai avviate e dal caldo atroce. Il bollino blu, invece, passava per essere la rivoluzione nei controlli delle vetture, delle emissioni inquinanti, garantendo la circolazione a chi era in regola e lo stop a tutti gli altri. A parte il denaro nelle casse degli enti pubblici, quest’obbligo non ha mai portato a risultati autentici, se non a vere e proprie beffe, come dimostra il fatto che talune norme restrittive infieriscono anche su veicoli in norma con il tanto decantato bollino blu.

Etichette, decalcomanie: i parabrezza delle nostre auto ne sono pieni.

Obblighi e “consigli” che sviano l’attenzione dalle vere problematiche legate al mondo automobilistico. A cominciare dall’emergenza alcool e droga al volante. Basta scorrere i dati che vengono resi noti a Milano, mai come in questo caso una “Milano da bere”, dal momento che sono raddoppiati gli automobilisti sorpresi in stato di ebbrezza alla guida. O in stato di alterazione da sostanze psicotrope. A nulla valgono, quindi, i consigli dispensati dai tabelloni elettronici in autostrada, gli spauracchi dei punti sulla patente defalcati, le disposizioni negli autogrill sul divieto di vendita di alcolici dopo una certa ora, gli “alcol-test” fai da te che compaiono in un numero sempre maggiore di locali. Lo sballo e la guida continuano a essere un binomio difficile da scindere. E il conto degli incidenti, con le relative vittime, è sempre un bollettino di guerra.

Viene da chiedersi se davvero esista una volontà di combattere il fenomeno con qualcosa di più incisivo di un manifesto o di un tabellone elettronico. Forse bisognerebbe cominciare dalle scuole guida, o persino dalle scuole tout court: insegnare quali sono le conseguenze di certi atti, ma non con la mera teoria, bensì mostrando gli effetti reali di comportamenti dissennati. Idee che varrebbero anche per altri ambiti, ma che trovano difficoltà – per usare un eufemismo – a essere attuati in un Paese che preferisce l’avviso ripetuto, il bollino, il “consiglio”, ritenendo di aver compiuto così il proprio dovere: come se lungo una strada si mettesse un semplice cartello “avviso caduta massi” senza però verificare se sia possibile consolidare lo stato della strada stessa o delle rocce accanto alla stessa. Un modo per lavarsi la coscienza. Come nascondere la cenere sotto il tappeto.

andrea.monticone@cronacaqui.it

 

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