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Il Borghese

Se questa la chiamano estate…

Portate i cani in vacanza. Lo dice il buonsenso, l’affetto per i nostri amici a quattro zampe e pure il ministro Brambilla che sull’argomento la sa lunga. E lo dicono anche le ferrovie, pardon Trenitalia, che – regolette a parte – ci invita a viaggiare con cagnolino al seguito. Ma come sempre tra il dire e il fare c’è di mezzo la burocrazia, o meglio i burocrati. Così, mentre ve ne andate trulli trulli con la bestiola al guinzaglio per fare il biglietto, vi trovate di fronte ad un dilemma: come faccio ad arrivare allo sportello se un cartello bello grosso intima l’alt ai quattrozampe? E soprattutto dove lego il guinzaglio se non c’è neppure un appiglio qualsiasi mentre con il patema d’animo corro verso la biglietteria? I single sono tagliati fuori e battono in ritirata, le coppie magari si salvano, lei aspetta con la bestiola e lui va a comperare i biglietti.

 Ma è chiaro come il sole che tutta ‘sta disponibilità verso gli animali è più una trovata pubblicitaria che altro. Idem dicasi per l’ufficio informazioni. Anche qui l’alt è grosso come una casa e la domandina che avevi sulla punta della lingua finisce ricacciata nel gargarozzo. Fido intanto vi guarda sconsolato mentre correte su e giù prima di rinunciare al viaggetto tra trasportino, museruola, guinzaglio e sacchettino con le crocchette. Se poi alzate la testa e gli occhi incrociano un cartello con su scritto: «buone vacanze da Trenitalia”, allora la beffa è completa. Una delle tante in questo inizio d’agosto un po’ freddino e assai sacrificato dai tagli e dalle economie forzate. E basta entrare in un ufficio postale per averne la conferma: un impiegato su cinque (dice una statistica ottimista) è in ferie, dunque la coda non è solo garantita, ma d’obbligo.

E poi guai a dover ritirare una raccomandata, o tentare di spedire un vaglia o pagare un bollettino . Gli sportelli, che di solito sono uno solo, impongono soste “pazienti” che vanno dai 45 minuti all’ora e mezza. Se poi è giorno di pensioni – come ieri – e il server (ossia il cervellone elettronico ) decide di mettersi in ferie anche lui, allora la sosta diventa un’odissea. E non c’è campanilismo che tenga: sui ritardi Torino vale Milano e tutti i cittadini utenti sono sulla stessa barca. Idem dicasi per il traffico. Macchè città vuote. A compensare la diminuzione dei flussi ci pensano i cantieri e gli scavi vari che i Comuni concentrano chissà perché proprio ad agosto. La scusa, pardon la giustificazione, è quella di non creare eccessivi disagi per chi tornerà a settembre. Ma allora andarsene sarebbe d’obbligo se non ci fossero crisi, cassa integrazione, manovra del governo e poi quegli impicci di cui parlavamo prima: da Fido scacciato dalle stazioni all’ufficio postale inagibile, fino al traffico tentacolare. E, dimenticavamo, i negozi chiusi a macchia di leopardo. Se questa la chiamano estate…

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

 

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