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Il Borghese

Chi finanzia i contestatori?

Chi avrebbe mai detto che le maschere antigas sarebbero diventate un oggetto introvabile sul mercato? E così pure i caschetti di protezione. Eppure a Torino e dintorni ormai è diventato quasi impossibile trovarne. In poche parole, qualcuno sta facendo letteralmente incetta, chiaramente in vista della grande manifestazione di sabato in Val di Susa, che sicuramente prevederà l’ennesimo assedio al cantiere e il solito corollario di tentativo di sfondamento e lanci di fumogeni. «I No Tav fanno girare l’economia» scherzava, ma neppure troppo, qualcuno ieri sul sito del movimento. E d’altra parte lo dimostra il sequestro reso noto al mattino di decine di maschere antigas, sull’auto di un quarantenne diretto a Susa, assieme a un vasto campionario di fionde e biglie d’acciaio. Valore stimato della merce, circa 3mila euro. Insomma, non una cifra da poco.

E tutto questo, lasciando da parte gli aspetti folkloristici, rimanda a tematiche piuttosto inquietanti. Non solo le maschere, ma anche le tende, le fionde, guanti e protezioni hanno un costo. Quindi, al di là di quelli pizzicati in flagrante a rubare nei magazzini di articoli sportivi, dove li prendono i soldi per la loro “resistenza” i No Tav? E, peggio ancora, come si finanziano i contestatori di professione, leggasi centri sociali e compagnia cantante?

Il movimento ha sempre dichiarato di raccogliere fondi con la vendita di materiale nei presidi, ai campeggi come quello di Chiomonte, ma anche con donazioni attraverso i siti Internet. Per il resto, «ognuno mette qualcosa», magari porta il cibo, mette a disposizione il materiale per fare le bandiere, oppure i mezzi per gli spostamenti. Si sa che, durante le marce, a un certo punto scatta la sottoscrizione. Ma davvero è solo questo? Oppure c’è qualcuno che, in qualche maniera, aiuta e sovvenziona i contestatori?

E spostandoci dal movimento No Tav, come si finanziano e come si mantengono tutti quegli occupatori di stabili pubblici, quegli antagonisti che dedicano le loro giornate a organizzare blitz contro l’alta velocità o il Cie? Sappiamo che gli avvocati che li tutelano nei loro infiniti processi attingono al fondo per le difese d’ufficio degli indigenti, perché normalmente questi signori sono nullatenenti. Alcuni, ed è risaputo, hanno alle spalle famiglie comunque borghesi, che difficilmente lasciano il pargolo “ribelle” senza soldi in tasca. Ma i sospetti si fanno più inquietanti a mano a mano che osserviamo l’espandersi del loro “arsenale”, dei materiali utilizzati per gli scontri, dei fuochi d’artificio che vengono esplosi contro il cantiere o contro le forze dell’ordine. Forse, davvero, più che i fogli di via quasi sempre disattesi, servirebbero azioni mirate dal punto di vista patrimoniale: seguire il denaro, d’altra parte, è una vecchia regola per contrastare certa criminalità. Perché non dovrebbe valere anche in questo ambito?

andrea.monticone@cronacaqui.it

 

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