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Il Borghese

La beffa dei soliti noti

Poniamo il caso che uno di voi lettori decida di commettere una serie di atti illegali: per esempio tirare bulloni esplosivi contro degli agenti, tagliare le reti di una recinzione di cantiere, o anche solo provocare disordini allo stadio, e via discorrendo. Nel caso si sia agito a volto scoperto e si venga riconosciuti, è facile pensare che la denuncia non cadrebbe nel nulla: e così le successive in caso di recidiva. In poche parole ciascuno di voi, anzi di noi, con una vita normale fatta di documenti, di residenza anagrafica certa, posto di lavoro e via dicendo, non potrebbe sfuggire alle sue responsabilità.

Ci sono soggetti, invece, per cui denunce e provvedimenti dell’autorità giudiziaria rappresentano una sorta di medaglia al valore. Ieri un avvocato torinese spiegava che un suo cliente ha collezionato una quarantina di fogli di via. Tutti regolarmente notificati e poi disattesi. Anche perché qual è la conseguenza? L’arresto? No, solo un’altra denuncia. Ci domandiamo quale possa essere l’efficacia dei mezzi a disposizione della nostra magistratura. Ci chiediamo cosa possa rappresentare un valido deterrente per certi soggetti. Anche perché, se prendiamo per esempio la ventina di denunce arrivate ieri per gli scontri in Valle, notiamo che per la maggior parte riguardano i soliti noti, anarcoidi e altri soggetti che si muovono in quella zona grigia tra contestazione ed eversione. Altro che valligiani in difesa del territorio: nell’elenco troviamo persone venute da fuori, troviamo gente che ha contestato i Cie, che ha partecipato a disordini nel centro della città, collezionando denunce su denunce. Sono le stesse persone di cui persino in Val di Susa molti sono ormai stufi.

Ma stufi sono tutti coloro che pagano le conseguenze di certo agire di talune persone. E non parliamo solo di Tav e contestazioni varie. Il cittadino qualunque è colui che più di ogni altro si espone ai rigori della giustizia, colui che, per responsabilità e senso civico o anche solo per impossibilità a scomparire, paga fino in fondo per i suoi errori. Chi si muove nelle zone grigie, nell’ombra, nell’indefinito riesce invece a evitare le sacrosante punizioni. Proprio come capita con certi bancarottieri di professione che, dopo aver spennato migliaia di persone, pur dichiarando fallimento continuano a vivere in splendide ville o con ogni comfort. L’uomo della strada non può far altro che osservare tutto questo, costringendosi a pensare che la giustizia non è forse quel pachiderma impotente che appare, respingendo con forza il pensiero che, a essere rispettosi delle leggi, si finisce per passare per fessi.

andrea.monticone@cronacaqui.it

 

 

 

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