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Il Borghese

“Strade sicure” anche in Valle

Il sindaco di Chiomonte in Val di Susa, Renzo Pinard, è uno che parla chiaro: «Io non sono un Sì Tav, ma non sono neppure un No Tav a priori». E l’ha ribadito più volte, lo ribadisce anche quando si trova costretto ad ammettere di aver dovuto assumere due persone come scorta personale, perché ormai in paese si sente a rischio: «Mi trattano come un collaborazionista» ha detto. E di recente aveva anche detto di essere pronto a dare le dimissioni se l’area della Maddalena fosse stata militarizzata. Perché il sindaco ci tiene sì alla realizzazione delle opere, ma non a ogni costo.

E così ieri in molti si aspettavano che il primo cittadino lasciasse il proprio incarico, in contemporanea con l’arrivo degli alpini, 150 militari della Taurinense che affiancheranno polizia e carabinieri nelle operazioni di controlli. «Ma l’area non è sotto il controllo delle forze armate» ha precisato Pinard, specificando quindi che al momento rimarrà al suo posto.

Per certi versi, riteniamo che la presenza degli alpini sia senza dubbio più utile qui in patria, che non nelle zone più remote del mondo, magari per azioni “di pace” decise sulla base degli interessi di altre nazioni. Così come si era sempre ritenuto che i soldati fossero più utili per le strade delle nostre città, nelle cosiddette “pattuglie miste”. Lo scopo, va da sé, è da un lato poter fare affidamento sulla professionalità dei soldati (presumiamo che possano conoscere il territorio della Valle meglio dei poliziotti giunti dalla Sardegna o dalla Calabria), dall’altro supplire alle gravi carenze di organico delle nostre forze dell’ordine.

Ed è proprio il comando militare a precisare che questa presenza di penne nere a Chiomonte è una sorta di “prolungamento” dell’operazione “Strade sicure”: quindi, 25 alpini per turno ad affiancare i poliziotti, mezzi cingolati e i famosi Lince utilizzati anche in Iraq e Afghanistan. Quello su cui occorre riflettere è che tutto si sarebbe immaginato tempo fa, tranne che per un posto come la Valle di Susa fosse necessario ricorrere alle medesime misure occorse per le aree più a rischio delle nostre città.

andreamonticone@cronacaqui.it

 

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