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Il Borghese

Le tante Italie della sanità

Alla faccia della sanità nazionale! L’Italia unita che festeggia i centocinquant’anni, scivola sul cerotto e l’aspirina. E si divide, grazie al ticket, in tante Italie. Come quelle dei Comuni di scolastica memoria, dove il Vassallo del governo può essere magnanimo oppure gabelliere, a seconda se farà esigere gli euro per un esame medico o una capatina al pronto soccorso, quasi ci fosse – in sanità – un nuovo ponte levatoio, oppure concederà al suo popolo la libera circolazione in corsia e succedanei. Il tutto, ovviamente, fino al 31 dicembre. Ma questa – anche in burocrazia – è un’altra storia. Di fatto, dopo la stilettata di Tremonti al popolo malaticcio, l’Italia si è divisa: da una parte i cinque buoni (Toscana, Emilia Romagna, Marche, Umbria e Veneto), che sono per la cronaca quasi tutti di centrosinistra (Veneto escluso, ovviamente) e che sconfessano i diktat del ministro distribuendo panem et circenses, e dall’altra i cattivi (Lombardia, Lazio, Liguria, Puglia e Basilicata) che applicano la norma ed esigono la gabella nel rispetto dei quattrini risicati a loro disposizione e dei tagli imposti da Roma.

 In mezzo i “responsabili” – o se volete gli incerti – che stanno valutando come fare fronte alla bisogna. Nel caso del Piemonte si tratta – tanto per fare un esempio – di qualcosa come 30 milioni di euro di qui a fine anno. Tralasciando i rischi di un travaso tra sanità pubblica e privata, a solo vantaggio di cliniche e laboratori e magari anche quello che l’italiano medio inventi un nuovo tipo di turismo sanitario, scoprendo il mal di pancia dopo un’abbuffata di tortelli in Emilia, o una visita alle ville venete, esiste un’altra preoccupazione. Come fanno Emilia, Toscana e compagnia briscola a far fronte ai bisogni? E come mai altre regioni, proprio come il Piemonte che stanno attuando una riforma sanitaria, nicchiano? I bene informati ci dicono per esempio che il governatore Cota stia facendo una lista degli sprechi in Regione, prima di pronunciarsi. E che questa lista sia tutt’altro che corta e indolore. La spazzolata, che auspichiamo proprio quanto i tagli ai borsellini dei politicanti, riguarderebbe certa cultura troppo radical chic e troppo assistita, qualche associazione avvezza a maneggiare soldoni in cambio di celebrazioni assai datate e persino consulenze ereditate da un passato rosso quanto generoso. Basteranno a garantire oltre alle fasce più deboli anche le famiglie? Questo non lo sappiamo. Ma il metodo ci pare corretto e per altro famigliare, almeno nella sua semplicità, proprio come farebbe un qualunque capo famiglia: guardare nel portafoglio, prima di negare qualcosa ai propri figlioli.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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