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Spettacolo

“Benvenuti al Nord”: Bisio e Siani girano a Milano con Paolo Rossi “cattivo”

Dopo il solare Cilento di Benvenuti al sud, campione d’incassi con oltre 32 milioni di euro, per il regista Luca Miniero e la coppia Claudio Bisio-Alessandro Siani sono arrivati il Pirellone e Piazza Duomo (con saluti al sindaco Pisapia e al governatore Formigoni) di Benvenuti al nord, sequel, prodotto da Medusa con Cattleya, in uscita a gennaio, che si sta girando da un mese a Milano e dintorni. Ritroviamo lo stesso cast del primo film, da Angela Finocchiaro a Valentina Lodovini alla squadra di straordinari caratteristi, composta, fra gli altri, da Nando Paone, Giacomo Rizzo e Nunzia Schiano. New entry d’eccezione è Paolo Rossi, nell’inedito ruolo di un ‘cattivo’, un ‘tagliatore di teste’ venuto a promuovere per le Poste italiane, dove i protagonisti lavorano, «il progetto sperimentale ‘E.R.P.E.S’, sigla che sta per Efficienza, Rapidità, Puntualità, Energia e Sorriso» spiega sornione Rossi.

«Faccio un personaggio molto vicino al mio modo di pensare nella vita», scherza l’attore, in una pausa di lavorazione a Lodi, dove l’auditorium ideato da Renzo Piano è diventato un elegante ufficio postale. A chi gli chiede se in questa parte si senta Marchionne nel corpo di Brunetta, come suggerisce Bisio, risponde sorridendo: «Ne l’uno nè l’altro. Brunetta l’ho visto, è più basso di me… una roba brutta… e io sono molto più bello. Marchionne invece non l’ho mai visto e non ho il desiderio». Nessuna ansia per Luca Miniero nel tornare con un sequel: «È stato un rischio anche fare, con Benvenuti al sud, il remake di Giù al nord di Dany Boon, ma il successo mostra che il nostro film aveva una sua anima. Non mi preoccupa il sequel, perchè esaurisce un capitolo rispetto all’altro film».

 In questa stagione «si è parlato molto di rivincita della commedia italiana – aggiunge Bisio – e noi abbiamo contribuito. Speriamo di andare un passettino oltre con Benvenuti al nord, che parte da una storia originale, tutta italiana». Mentre nel primo film «la dominante era l’uomo del nord che superava i suoi pregiudizi sul sud e se ne innamorava, stavolta il senso è che se sud e nord collaborano, si migliorano a vicenda – spiega il regista -. Nel film poi si raccontano tante anime di Milano, quella dei grattacieli fronteggia quella delle latterie». Nella trama il campano Mattia (Siani) si trasferisce nel capoluogo lombardo per lavoro e ritrova l’amico Alberto (Bisio), che come lui è in crisi coniugale. Mattia è accusato dalla moglie Maria (Lodovini), che gli ha dato un bambino, Edinson, di sfuggire alle responsabilità, mentre Silvia (Finocchiaro), rimprovera ad Alberto di dedicarsi solo al lavoro.

«I due riusciranno quasi a scambiarsi i ruoli» anticipa Miniero. I pregiudizi restano rappresentati «da un personaggio nuovo, Erminia, la mamma razzista di Silvia, che interpreto sempre io» dice Angela Finocchiaro. E tra le scene considerate più divertenti, c’è la visita del postino Mattia a una sede della Lega nord, dove trova come mascotte un mastino napoletano chiamato Giussano. I protagonisti assicurano di non aver voluto evocare la mitica coppia del ‘noio volevam savuar’ di Totò, Peppino e la malafemmina, anche se gli omaggi non mancano, da Mattia che arriva a Milano con addosso un giubbotto fendinebbia ai suoi amici napoletani che si portano una moka da un metro e mezzo. Siani gioca sulla Milano conosciuta in questo mese («la cucina vera milanese è giapponese, qua mangiano tutti così»), ma sottolinea di aver «trovato in tutti una grandissima affabilità, un amore quasi sudamericano nei nostri confronti, durante le riprese. Ho scoperto una città piena di stimoli».

 

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