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La mezza vittoria Fiom congela Fabbrica Italia: «Garanzie per Torino»

 È finita con un pareggio di fatto la prima tornata giudiziaria del processo “Fiom contro Fiat”, ma il Lingotto si prepara al ricorso e intanto sceglie la linea dura, quella del congelamento degli investi­menti, almeno a Mirafiori e alla ex Bertone. E il consiglio comunale, nonostante le rassicurazioni del sindaco Fassino, non nasconde i propri timori sul futuro del progetto Fabbrica Italia.
Il giudice del tribunale torinese del Lavoro, Vincen­zo Ciocchetti, ha stabilito che i contratti “Pomiglia ­no 1” e “Pomigliano 2”, siglati tra la fine del 2010 e l’inizio di quest’anno e presi a modello per un nuovo contratto nazionale dell’auto, sono legittimi. Ma ha anche deciso che la Fiom ha diritto alla rappresentanza nelle fabbriche e, per questo, ha condannato la Fiat per comportamento antisinda­cale.
«Adesso ci aspettiamo che la Fiat alzi il tiro», dicevano dalla Fiom nella serata di sabato, subito dopo il pronunciamento della sentenza. Così è stato. Oltre al ricorso sulla condanna per comporta­mento avverso alla Fiom, la Fiat ha posto una dura battuta d’arresto agli investimenti annunciati con il piano Fabbrica Italia. In attesa di leggere le motiva­zioni della sentenza, per le quali si parla di un paio di settimane sui 60 giorni a disposizione, «ritenia­mo necessario procedere a un accurato esame del provvedimento – ha fatto sapere un portavoce dell’azienda – per valutare l’impatto della decisione del giudice sulla praticabilità del piano di investi­mento annunciato». A Torino questo vale 1,7 mi­liardi di euro, secondo quanto dichiarato dalla Fiat: un miliardo a Mirafiori e 700 milioni alla ex Berto­ne, dove intanto i lavori di riorganizzazione delle linee per avviare le nuove produzioni (i suv Alfa e Jeep a Mirafiori, la Maserati a Grugliasco) non sono ancora partiti.

 

I particolari su CronacaQui in edicola il 19 luglio

 

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