img_big
Il Borghese

Una poltrona è per sempre

“Adesso c’è bisogno di rinnovare la classe dirigente”. Parole e musica di Franco Carraro al momento di rassegnare le sue dimissioni dopo lo scandalo Calciopoli. E parliamo del 2006. E così, dal momento che il rinnovo delle classi dirigenti, e non solo, in questo Paese è poco più che una burletta, ecco che il “poltronissimo” Carraro torna in sella a quasi 72 anni. Stavolta si prende la commissariata Fisi, la federazione degli sport invernali. Tanto per identificare meglio il personaggio, nel 1962 diventò presidente dello sci nautico (disciplina in cui fu tre volte campione europeo), poi arrivò a toccare praticamente tutti i ruoli apicali previsti dal mondo dello sport nostrano (e non sono pochi): presidente del Coni, della Lega calcio (due volte) e della Figc (anche qui con il bis), aggiungendoci uno scranno da ministro e la poltrona di sindaco di Roma. Solo Calciopoli (per quanto lui sostenesse di essere estraneo a tutto) riuscì a scalzarlo dal potere. Lasciandogli solo il ruolo di consigliere nel comitato per portare le Olimpiadi a Roma.

Quasi ovunque, il ritorno in sella di uno come Carraro sarebbe visto come una sorta di “restaurazione”, mentre qui si saluta il tutto con entusiasmo, perché si apprezza l’esperienza, la pratica che deriva dalla frequentazione del potere e via discorrendo. Un po’ come qualche anno fa, in Rai, si sceglieva Pippo Baudo per condurre il Festival di Sanremo perché era un cavallo sicuro, perché la sua esperienza e professionalità erano tali da garantire la riuscita del prodotto. Ossia sempre uguale a se stesso. Chissà se era questo che intendeva il “poltronissimo” con la sua frase sul rinnovo della classe dirigente.

La novità va bandita in questo Paese. Dove non esiste una logica di ricambio, neppure a fronte di tsunami emozionali (come appunto Calciopoli) e giudiziari. D’altra parte questo è il Paese che ancora crede che sia esistita una Prima Repubblica e che vi abbia fatto seguito una Seconda. Perché lo sport dovrebbe essere diverso?

Purtroppo in questo Paese non si parla mai di richiamare alle armi i Cincinnato di turno, i quali alla fine della pugna si ritireranno vittoriosi: qui si tratta di rimettere sempre in piedi i soliti noti, che di propria volontà ovviamente non se ne andranno mai. È il destino di una nazione che ha fatto delle situazioni di transizione o di emergenza uno stato perenne.

andrea.monticone@cronacaqui.it

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo