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Gli effetti della criminalità sul commercio

PERIFERIE DIMENTICATE. Torino, la lunga agonia di Aurora: «Su 64 negozi ne restano 4»

C’è un numero che la dice lunga sulla situazione del quartiere Aurora. Delle 64 attività italiane che costituivano il tessuto centrale di corso Giulio Cesare e delle vie limitrofe solo 4 risultano ancora aperte. Un parrucchiere, un ferramenta, un’autoscuola e una tabaccheria. In appena sei anni il commercio ha subito una crisi senza precedenti, con esercenti che hanno abbassato la serranda per colpa della criminalità (non ultimo il caso del Crai) e altri che hanno scelto di emigrare altrove. In altri quartieri oppure a una manciata di isolati di distanza, in via Bologna per esempio. «Eppure lì con la Lavazza, lo Iaad e la riqualificazione di corso Regio Parco si respira un’altra aria» ha raccontato al Diritto di Tribuna il presidente dell’associazione commercianti di corso Giulio Cesare Domenico Panetta.

Un’emergenza che fa il paio con lo spaccio, le risse, il consumo di alcolici per strada, le rapine e i furti. Insomma un polverone senza fine che da dieci anni costringe i residenti del quartiere a scendere in strada per protesta. Per chiedere legalità, per far sì che i controlli non si limitino a qualche timido arresto. «Perché le manifestazioni sono tutto ciò che ci resta per far sentire la nostra voce – lamenta Rolando Trevisan, uno dei 1.823 firmatari della maxi petizione al Comune -. Per raccontare come si vive in questo angolo di Torino dimenticato da tutti. Persino Barriera con Urban e Porta Palazzo con The Gate stanno cominciando a vedere la luce».

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