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Cronaca
PROFONDO GIALLO / IL CASO KLINGER

Segreti e spy story. Lo storico istriano ucciso da un killer

Il corpo di un uomo, ferito con due colpi di arma da fuoco (alla schiena e alla nuca), è stato rinvenuto nelle prime ore del pomeriggio di sabato 31 gennaio 2015, nei pressi della Piscina dell’Astoria Park situata nel Queens, noto quartiere di New York. L’intervento immediato di un’ambulanza, chiamata sembra dalla donna che ha fatto la macabra scoperta, è stato però inutile: l’uomo infatti pare sia deceduto poco dopo l’arrivo in ospedale (non ci sono comunque, da parte dell’is tituto, conferme su questo dato).

L’episodio riguarda l’Italia: la vittima, infatti, è lo storico di 42 anni William Klinger, fiumano di nascita e gradiscano di adozione.

La morte dello studioso sarebbe legata ad una questione di soldi. Klinger, che si era recato nella Grande Mela per una serie di conferenze sulla ex Jugoslavia, la Seconda guerra mondiale e il dopoguerra nei Balcani, avrebbe avuto una discussione per una questione di soldi poi degenerata, con un suo amico, il cittadino americano Alexander Bonich (49 anni): sarebbe lui il presunto killer. La polizia ha reso noto di aver identificato l’o mi c id a grazie alle telecamere di sicurezza, che mostravano Klinger insieme ad un’altra persona. La stessa che, dopo aver compiuto il delitto, aveva cercato di liberarsi dell’arma e di altri reperti che potevano collegarlo all’omicidio.

Il suo lavoro di ricercatore storico aveva portato Klinger ad occuparsi in particolare delle tormentate vicende avvenute nel secondo dopoguerra sul confine orientale. Era «uno dei più brillanti studiosi della guerra partigiana e della Jugoslavia titiapprezzato na, della questione fiumana e adriatica, dei nazionalismi balcanici e dell’irredentismo», scrive Stefano Giantin su Il Piccolo. Il suo percorso accademico lo aveva portato a studiare in diverse università (tra cui Trieste, Klagenfurt, Budapest e Firenze) e il suo lavoro, di grande valore storico, lo aveva reso noto ed nel mondo accademico e non solo. Era anche autore di numerosi saggi e di alcuni libri l’ultimo dei quali, edito nel 2012, si intitola “Il terrore del popolo: storia dell’Ozna, la polizia politica di Tito“. Un libro che, per le tesi proposte, aveva suscitato diverse discussioni: secondo Klinger infatti «la Jugoslavia di Tito era un bluff, un’accozzaglia di esperimenti territoriali mascherata da impero comunista tenuta insieme dal rigido filo rosso dell’Ozna». Klinger era un ricercatore decisamente sopra le righe dunque, «abituato a guardare oltre le ideologie e le tesi preconfezionate, deciso piuttosto a dare la caccia a fonti inedite grazie alla sua straordinaria capacità poliglotta» (parlava correntemente otto lingue). E anche se, per sbarcare il lunario, lavorava come casellante in autostrada, la sua mente brillante e sempre attiva continuava a produrre ricerche e sempre nuovi approfondimenti per i diversi centri con cui collaborava. Un personaggio singolare, a conoscenza di segreti di Stato, alcuni forse inconfessabili, e di verità storiche ma recenti mai divulgate. Nonostante al piena, ma sospetta confessione di Alexander Bonich, il delitto di Klinger resta tuttora avvolto nel mistero.

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