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Il Borghese

Proviamo con Babbo Natale…

Pietro vuole il trenino della Lego. E una pista per le macchinine della Hot Wheels. Lo scrive nella grafia incerta dei bimbi in una letterina che ha lasciato appesa ai rami dell’albero di Natale che svetta nell’atrio della stazione di Porta Nuova. Fra tante, la lettera che spicca, che fa notizia, forse è la sua. Già, perché i primi anni di questo albero ritenevamo che fossero particolari (o autentiche eccezioni) le letterine di chi chiedeva un posto di lavoro, una casa, un aiuto economico, grida d’aiuto in mezzo ai sogni dei bambini e ai messaggi grondanti buoni sentimenti tipici delle feste. Invece, anno dopo anno, siamo costretti ad accorgerci che il semplice sogno di un bambino  è l’eccezione. Ormai più che un albero, quello è un approdo di messaggi in bottiglia, di richieste d’aiuto. C’è il padre che spera di vedere più spesso i propri figli. C’è il lavoratore esodato che si augura arrivi presto la pensione. C’è chi chiede giustizia, che sia punito l’extracomunitario che l’ha ferito gravemente al volto con una bottigliata, in una rissa in cui lui si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato e ora è ipovedente. Anche lui, oltre alla giustizia, esprime il desiderio di poter rivedere i propri figli. Molti di questi appelli sono scritti su fogli di recupero, persino sul retro di un biglietto del treno. Si passa, mentre si è trascinati dal fiume degli impegni e delle vicissitudini, si scorge quell’albero luccicante e, forse, ci si dice «perché no? Proviamo anche con Babbo Natale, speriamo ascolti più di altra gente». Si attende il miracolo dal vecchio elfo con la barba, perché ai miracoli nel Paese non si può più neppure pensare. L’atrio della stazione è così un porto di mare ma anche approdo di naufragi. E non ci riferiamo soltanto ai clochard che bivaccano nei pressi, ma anche a persone insospettabili che, pur senza palesare la propria sofferenza, sono divorate da rovelli interiori, dalle rate del mutuo alle scadenze dell’azienda, dalla famiglia da sostenere al futuro che appare sempre più grigio. C’è chi guarda i binari, chi guarda i treni sperando di poterci salire su per non tornare mai più, magari. C’è chi guarda le persone, sperando di trovare un volto amico, o anche quell’amore incontrato in Russia (come annotato da «un poeta» sempre sull’albero…), un sorriso, uno sguardo di speranza. Perché la cosa peggiore, nei marosi dell’esistenza, e in questo l’albero nell’atrio ne è grande testimonianza, è scoprirsi soli.
Twitter@AMonticone

 

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