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Politica

L’ADDIO. Renzi si è dimesso: aperta la crisi di Governo. Da giovedì le consultazioni IL VIDEO

Quando mancavano pochi minuti alle 19, il presidente del Consiglio dimissionario, Matteo Renzi, è giunto al Quirinale per rassegnare formalmente le dimissioni al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Si apre così ufficialmente la crisi di Governo. In precedenza, parlando nel corso della direzione del Pd al Nazareno, l’oramai ex premier aveva invitato “i gruppi politici che vogliono andare al voto” a dirlo dicano chiaramente”. Il segretario Dem ha iniziato “ringraziando quei giornalisti che prima dicono che faccio melina, poi si chiedono come mai mi dimetto così presto”. Subito dopo è entrato nel merito della vera questione dichiarando il suo appoggio al prossimo governo. “Il Pd appoggia il governo con senso di responsabilità”, ha aggiunto. Salvo però precisare subito dopo: “Il passaggio interno al partito sarà duro, ma prima viene la crisi di governo“. “Siamo il partito di maggioranza e dovremo dare una mano al governo che il presidente della Repubblica deciderà di fare”, ha insistito ancora. Precisando tuttavia “che il Pd non teme il voto“. E anzi: “i gruppi politici che vogliono andare al voto lo dicano chiaramente”. Se invece si vuole andare avanti i gruppi coinvolti sono tutti. Per quanto riguarda il voto sul referendum Renzi ci ha scherzato su: “il popolo è sovrano e ha deciso. Viva l’Italia” ha ribadito.

DOMANI FESTEGGIO IL COMPLEANNO DI MIA NONNA
“Rimaniamo in carica per l’ordinaria amministrazione, anche se domani tornerò a casa per festeggiare il compleanno di mia nonna” ha quindi scherzato il segretario Pd: “Sarò impegnato in un torneo di Playstation con i miei figli“, ha proseguito con lo stesso registro, “e spero di avere più fortuna di quanta ne abbia avuta negli ultimi giorni”. In attesa di conoscere le decisioni del Presidente della Repubblica, il segretario ha convocato la direzione in modo permanente, aggiornandone i lavori a dopo le consultazioni.

L’ANNUNCIO DELLA “RESA DEI CONTI” 

Della delegazione che incontrerà il Capo dello Stato fa parte il vice segretario Lorenzo Guerini, oltre ai capigruppo di Camera e Senato, Ettore Rosato e Luigi Zanda, e il presidente del partito, Matteo Orfini. Solo al termine di questo passaggio, Renzi regolerà i conti interni al Pd. Lo dice senza giri di parole: “Tutti noi siamo consapevoli della rilevanza di questo momento per l’aspetto istituzionale. C’è un passaggio interno da fare, sarà duro, molto duro, nella chiarezza che deve contraddistinguere un grande partito democratico“, sottolinea. Poi, però, non resiste e si toglie un sassolino dalla scarpa: “So che qualcuno ha festeggiato in modo prorompente questa decisione, ma lo stile è come il coraggio di don Abbondio. Ma non giudico e non biasimo, anzi rilancio: quando, indicato e designato dal Pd, hai la fortuna di poter governare il Paese più bello del mondo, non hai diritto di mettere mai il broncio. E chi indossa il broncio e il vittimismo come elementi della propria azione politica, fa un danno a se stesso. Indipendentemente dalle valutazioni di quel festeggiamento io ringrazio per aver avuto questo onore”.  

DIMISSIONI RASSEGNATE.

Si apre la crisi di governo: Renzi ha rassegnato le dimissioni da premier. Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, procederà alle consultazioni a partire da giovedì dalle 18: si parte con Grasso, Boldrini e Napolitano. Forza Italia, M5s e Pd chiudono sabato. In precedenza il Senato aveva approvato la legge di Bilancio con 166 sì, 70 no e un astenutoRenzi alla direzione del Pd si era assunto le responsabilità della sconfitta al referendum. 

 

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