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Intervista all’artista toscano in occasione dei 15 anni di CronacaQui

GIORGIO PANARIELLO Da Lapo a Renato Zero: “Amo stupire la platea”

Si è esibito sullo stesso palco del Pala Alpitour che pochi giorni prima aveva fatto da cornice al concerto del suo idolo Renato Zero e ha regalato al pubblico invitato a celebrare i quindici anni di CronacaQui più di un’ora di buon umore. Giorgio Panariello non si è risparmiato. Ha proposto battute («Renzi lo conosco da quand’era piccino e andava alle medie: era già preside!»), frecciatine all’indirizzo di Angela Merkel e di Lapo Elkann, riflessioni ironiche sul sesso e sulla vecchiaia («Con il passare del tempo si alza lo spread tra il cervello e il resto del corpo e lo si vede a calcetto: il cervello ti dice di colpire il pallone mentre le gambe ci pensano su») e non solo. C’è stato pure spazio per un’intensa interpretazione canora di “Io che amo solo te” e, proprio nel finale, per una disincantata versione de “I migliori anni della nostra vita”, nei panni del cantautore romano amato dai “sorcini”.
 

Rispetto al solito, com’è stato esibirsi davanti a un pubblico di invitati?
«C’è una differenza enorme. Un conto è affrontare un pubblico che ti conosce e che viene apposta, magari sfidando le intemperie, beccandosi una multa perché ha parcheggiato male o comunque facendo un sacrificio, anche economico, per venirti a vedere e un conto è invece trovarsi davanti chi ti guarda pensando: ” Boh, vediamo com’è?”».
 

E come si affronta la seconda ipotesi?

«All’inizio è sempre difficile, però io conto molto sul fatto che comunque, bene o male, riesco sempre ad approcciare il pubblico. Per me è importante sentirlo dalla mia parte perché, se non è così, mi sembra di fare il compitino e andare via. Certo, ci vuole più fatica».


E il mestiere frutto di anni di esperienza…

«Qui si evocano i fantasmi di tutta la gavetta. Verissimo».


Si è concesso solo due giorni nella nostra città?

«Sì, ma a Torino sono già stato tante volte e ne conservo bei ricordi, in particolare uno legato agli inizi di carriera, al tempo di “Aria fresca” con Carlo Conti: facemmo un tour a macchia di leopardo che ci portò in Toscana, Umbria e poi subito a Torino. Qui avevamo riservato per due sere un teatro piccolissimo di cui ora non rammento il nome, con pochissimi posti e un nome stranissimo. Ebbene, la risposta entusiastica del pubblico torinese ci costrinse a spostarci al Teatro Colosseo».


Appena due giorni in città e ne ha usato uno per la partita della Juve?
«Essendo milanista, oggi ho pensato di farmi fare un controllo dopo la full immersion di juventinità di ieri: mi sono visto tutta la partita e poi sono stato con il mister Allegri, detto “acciuga” perché è di Livorno, che è l’unica vera ragione della mia presenza allo Juventus Stadium, peraltro bellissimo ».


Tornando al teatro, che dire del tutto esaurito con Conti e Pieraccioni?

«Che non so per quanto potrò andare avanti (ride, divertito ndr)… Sa, loro ormai hanno una certa età: ogni volta che abbiamo una data, vado a prenderli con un pullmino e poi li riporto a casa, mi tocca accudirli… è dura. Però probabilmente, ostinatamente, anche quest’estate faremo una ripresa, più che altro per far fare una vacanza a Pieraccioni che non c’ha una lira. Scherzi a parte, quando abbiamo iniziato quest’avventura pensavamo a una reunion occasionale, poi ci hanno chiesto l’Arena di Verona, poi altre date e così…».


E da solista?

«Ho diversi progetti di cui uno importante che non rivelo non per scaramanzia, ma perché non lo voglio proprio dire. Però, posso dire che mi piacerebbe tantissimo mettere in scena una commedia alla Garinei e Giovannini: di “one man sho w” ne ho fatti tanti, ho voglia di cambiare e di passare a uno spettacolo musicale con una vera e propria compagnia».


E al cinema: ha ancora voglia di ruoli drammatici come quello di “Uno per tutti”?
 «Mi piacerebbe tanto, ma bisogna trovare il regista che sappia “vederti” e si fidi di prendere un comico televisivo per affidargli un personaggio come quello che Calopresti ha affidato a me».


Quando la rivedremo a Torino?

«Ora come ora, sinceramente, non saprei. Stiamo però vagliando seriamente l’idea di proporre lo spettacolo con Pieraccioni e Conti anche qui».

 

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