La motonave Torino solca le acque del fiume nel 1911
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TORINO IERI E OGGI

I BATTELLI SUL PO. Il Vittoria, il Torino e il Venezia prima di Valentino e Valentina

Torino deve moltissimo ai suoi fiumi, e specialmente al Po. La città, non a caso, sorge a ridosso della confluenza tra la Dora e il Po, il un luogo strategico per le vie di comunicazione. Sì, perché se è vero che i fiumi sono sempre stati elemento di divisione dei popoli, che non potendo aggirarli li hanno usati come linee di confine, è anche vero che per chi era in grado di navigarli essi erano insostituibili vie di comunicazione. Lo sapevano già i romani, che probabilmente hanno inaugurato per primi la sua navigazione. Nel Rinascimento, l’importanza del grande fiume era tale che molte signorie si dotarono di canali artificiali di collegamento con il Po. Il fiume era tutto un via vai di imbarcazioni, dai brigantini alle semplici zattere che permettevano di passare da una parte all’altra del fiume, pagando un piccolo dazio.
 

I Savoia si prodigarono, nel corso dei secoli, di organizzare la navigazione con numerosi decreti, nominando addirittura un “ammiraglio del Po“, carica dal nome altisonante che dimostra quanto la navigazione sul grande fiume avesse acquistato importanza. E a ben vedere, come dar loro torto? Le strade antiche erano in condizioni disastrose: la via d’acqua diventava così non solo vantaggiosa in termini di tempo, ma anche di comodità. Basti pensare che nel 1608 l’intero corteo nuziale che doveva trasportare l’infante Margherita di Savoia a Mantova per le nozze con il principe Francesco IV Gonzaga si spostò in barca. Sul Po si svolgevano grandi feste fluviali: e, per meglio apparire, Carlo Emanuele III di Savoia nel 1731 si fece mandare da Venezia la peota reale, un bucintoro di squisita fattura.
 

La realizzazione della diga di derivazione del canale Michelotti spezzò il corso del fiume nel tratto cittadino. Per la parte inferiore del fiume, restarono i battelli per uso cittadino e poi turistico: nel 1911, durante l’Expo, dame sventaglianti e gentiluomini dagli ampi mustacchi navigavano sotto l’immenso ponte effimero che univa le due parti dell’esposizione. Dopo quest’esperienza, negli anni ’30 si pensò di riproporre il servizio di navigazione con un battello di dimensioni maggiori: la motonave Vittoria. La bella imbarcazione – simile ai battelli del Mississippi e dotata di tutti i comfort dell’epoca – era stata battezzata, in origine, con il nome Fiorenza; e il motivo è presto detto: navigava sull’Arno in quel di Firenze. Poi, un bel giorno, venne smontata e rimontata a Torino. Restò in attività fino al 1943, quando venne portata alla deriva da una piena del Po.
 

Per molti anni non si parlò più di battelli di navigazione turistica; ricomparvero a cavallo del 1961: i due battelli – il “Torino” ed il “Venezia” – vennero portati in Veneto una volta finiti i festeggiamenti di Italia ’61. Solo in anni recenti sono stati ripristinati i battelli di navigazione Valentino e Valentina, inaugurando le gite sul Po che sono tradizionalmente appuntamento per turisti e innamorati. Lo scorso 27 novembre, la piena del fiume ha portato alla deriva i due battelli, facendoli schiantare contro il ponte Vittorio Emanuele I, con il conseguente naufragio di Valentina: l’immagine del battello che viene trascinato via dalla corrente è il simbolo dell’alluvione 2016, lasciandoci la speranza che presto i battelli tornino a solcare le acque del grande fiume.


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