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Cronaca
PROFONDO GIALLO / IL CASO GRIMALDI

Amori e molti segreti nella vita spericolata della bella giornalista

A Napoli, Anna Parlato Grimaldi era conosciutissima, bella e sfrontata, miliardaria, discendente di una notissima famiglia di armatori. Elena Massa, invece, era minuta e timida, non più giovanissima, occhialuta, viveva facendo la giornalista al “Mattino”alla sede di Salerno. Cosa avevano in comune queste due donne ? Quasi niente tranne che Elena era stata per dieci anni la convivente di Ciro Paglia, il capocronista del Mattino e per un anno sua moglie e che ora era diventato l’amante non nascosto della Grimaldi, una donna d’ affari spregiudicata e intraprendente.

Così quando le spararono 5 colpi di Browning 6.35 sul cancello della sua villa di Posillipo, la sera del 31 marzo 1981, per la polizia la maggior indiziata fu proprio Elena Massa, donna tradita e gelosa. Elena era una colpevole perfetta. Aveva un doppio movente, dissero, sentimentale e anche professionale: l’ incontenibile Anna aveva cominciato a firmare persino degli articoli assieme al suo ex marito. Aveva insultato e minacciato la rivale, anche se i giornalisti del Mattino le stesero attorno una specie di cordone sanitario intessuto di affetto e (forse) di qualche reticenza.

«Avessi dovuto ammazzare per gelosia, mi toccava fare una strage a Napoli», disse, con cupa e deliziosa ironia. Non le credettero, non aveva un alibi plausibile e, peggio, possedeva una 6.35 (che però era scomparsa sei mesi prima) e aveva sparato al poligono la mattina del delitto (inutile dunque il guanto di paraffina…): si fece cento giorni di galera poi, due anni di latitanza. La città impazzì. Il caso era troppo ghiotto da passare inosservato. Il copione perfetto di una sceneggiata: gli ingredienti c’erano tutti. Fu proprio Ciro Paglia a raccontare al pm che la moglie aveva una 6.35 (gliel’ aveva regalata lui). Come fu proprio il Paglia, più tardi ad essere il più accanito difensore dell’ ex moglie indicando come la camorra avesse potuto uccidere la Grimaldi. Erano camorristi quelli che, il 2 dicembre ‘ 80, avevano sequestrato Luca Grimaldi, nipote di Anna, e chiesto la bellezza di venti miliardi di vecchie lire come riscatto. Anna s’era messa in testa di mediare tramite le sue mille conoscenze, e però aveva paura, due giorni prima di morire aveva cercato di assumere una coppia di giardinieri che le facessero anche da vigilantes. Dopo un calvario interminabile, Elena Massa fu assolta il 22 dicembre 1984 in primo grado: «Ma per me non finirà mai » , profetizzò. In qualche misura, ebbe ragione. Le assoluzioni successive, fino alla Cassazione, le lasciarono addosso l’ ombra amara dell’ insufficienza di prove. Qualcosa cambiò infine nel 1997, quando i pentiti di camorra raccontarono che un killer dei clan aveva sparato ad Anna: «Volevano spaventare la famiglia che non pagava abbastanza per liberare Luca Grimaldi, la signora doveva essere solo ferita, fu un errore». Molti si chiesero come mai un killer avesse scelto una 6.35, arma femminile e imprecisa.

 

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