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Cronaca
Un’infermiera ha cercato invano di salvarla. Le minacce del “camice bianco”: «Tu qui hai vita breve»

TRAGEDIE ASSURDE. Una piemontese tra le vittime. La denuncia: «Anche mia nonna tra i pazienti uccisi dal Dottor Morte»

Clelia Leto, un’infermiera del pronto soccorso dell’ospedale di Saronno, ha fatto il possibile per salvare la vita a Maria Canavesi, una paziente ultraottantenne ricoverata per insufficienza respiratoria.

L’anziana donna, originaria di Viverone (Biella), era stata portata in ospedale da figli e nipoti l’8 settembre del 2012. «Sapevamo delle sue condizioni disperate, ma non immaginavamo che potesse morire così in fretta», spiega uno dei nipoti. «Ma quando ce lo hanno comunicato – prosegue – non abbiamo sospettato, sapevamo che quella poteva essere una delle possibilità». Eppure Maria Canavesi si era ripresa, l’infermiera Clelia Leto l’aveva letteralmente strappata dalle mani del “dottor Morte”, alias Leonardo Cazzaniga, 61 anni, medico anestesista di pronto soccorso. « Non sei ancora morta? Morirai di cancro all’utero. Tu qui hai vita breve», così il dottore si era poi rivolto all’infermiera che faceva da scudo all’anziana degente. Qualche minuto dopo, però, l’iniezione fatale e il cuore di Maria Canavesi ha cessato di battere.
« Al momento dell’accesso, il dottor Cazzaniga, alla presenza di Clelia Leto, – scrive il pubblico ministero nella richiesta di misura cautelare – aveva dichiarato di voler applicare alla paziente, giunta in pronto soccorso in condizioni di salute compromesse, il proprio protocollo. L’infermiera si era opposta fermamente e, contro il parere del medico, aveva comunque deciso di adottare le linee guida della rianimazione cardiopolmonare, procedendo a liberare le prime vie aeree dalle secrezioni e dal bolo polmonare. A tali manovre, era seguita l’immediata ripresa delle funzioni vitali; l’anziana signora era poi stata trasferita in altra unità di degenza. La decisione di Clelia Leto, contraria al volere del medico, ne aveva scatenato le ire, suscitando un’accesa discussione tra i due e, nel seguito dei rapporti professionali, anche una serie di invettive e minacce rivolte in più occasioni dal dottor Cazzaniga all’infermiera».

Clelia Leto, insieme con altre colleghe, è stata una delle più decise accusatrici del “dottor Morte” e le sue denunce compaiono negli atti dell’inchiesta, nome in codice “Angeli e demoni dove lei fa parte a pieno titolo dei primi, mentre Cazzaniga e la sua amante-assistente Laura Taroni, appartengono alla seconda categoria. Le indagini non si sono concluse con gli arresti di medico e infermiera, continuano a spron battuto e ieri i carabinieri di Saronno hanno sequestrato altre ottanta cartelle cliniche di presunte morti sospette di uomini e donne alle quali sarebbe stato applicato il protocollo omicida del “dottor Morte”.
Poco più di un anno fa, nel mese di luglio, il dottor Cazzaniga, parla con l’amante e dice: «Tu hai avuto un’eccellente idea, oltretutto… ». La discussione ruota intorno alla soffiata che in procura era stato aperto un fascicolo sulle strane morti avvenute tra il 2012 e il 2013 in ospedale. L’idea «geniale» di Laura Taroni, 40 anni, era stata quella di far cremare il corpo del marito Massimo Guerra, morto a 46 anni, il 30 giugno 2013, e quello della madre, che si opponeva alla relazione con il medico e che, sospettano gli inquirenti, potrebbe essere stata anche lei uccisa con i farmaci usati come veleno. «Dalla cremazione non possono capire niente». Infatti, se in ospedale la gestione del decesso era nelle mani salde del “dottor Morte”, per gli altri presunti omicidi, la coppia cercava di nascondere e cancellare le prove e gli indizi.

Lo ha fatto però in maniera goffa: entrambi sapevano d’essere sotto osservazione, ma continuavano, vittime di un delirio di onnipotenza, a parlare ugualmente al telefono. Le manette per la coppia sono scattate due giorni fa quando i carabinieri hanno temuto che prossime vittime della coppia diabolica potevano essere i figli di Laura Taroni. Laura e Leonardo avevano iniziato a frequentarsi ancora prima che l’infermiera si sposasse. È lei stessa a confidarlo a una collega. Quando scoprono dell’indagine per darsi forza, i due amanti simulano addirittura un interrogatorio.

Dalle carte firmate dal gip di Busto Arsizio, Luca Labianca, emergono anche i discorsi deliranti della donna con i figli. Con il più grande, dieci anni, discute del delitto perfetto: « Ma l’omicidio deve essere una cosa per cui non ti scoprono, se ti scoprono e vai in galera perdi anche la casa. L’omicidio perfetto è l’omicidio farmacologico».


 

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