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Rubriche Libri
ROMANCE L’autore di “Fight club” con una raccolta esilarante e visionaria

Il mondo feroce e pulsante dei racconti di Palahniuk

Il racconto è un arte che non tutti possiedono, anche i romanzieri più bravi e affermati possono infatti smarrirsi nella dimensione breve. Perché un racconto non è un romanzo più breve, né un pensierino della sera da mettere su carta. Il racconto è una forma di scrittura di cui poco si parla di solito, che compare sul mercato editoriale per antologie stagionali o raccolte a tema, ma che meriterebbe maggiori spazi e attenzione.

Chuck Palahniuk padroneggia quest’arte. E lo dimostra, proprio a vent’anni dall’esordio del suo “Fight club” poi divenuto film con Brad Pitt, con “Romance” (Mondadori, 20 euro), una raccolta che più eterogenea non potrebbe essere. Nei vari racconti, si modifica lo stile, il linguaggio, gli scenari: perché il racconto è anche sperimentazione, è una occasione di divertimento persino per l’autore. E qui Palahniuk dà sfoggio di tutta la sua caustica visione del mondo, della sua attenzione alle parole. Tanto che in “Fumo” il protagonista si trova impossibilitato a esprimersi e matura la convinzione che le parole siano entità aliene, giunte sul nostro pianeta per creare la vita all’unico scopo di perpetuare la propria esistenza. Noi, dunque, siamo creazioni delle nostre parole e del nostro linguaggio.

La società di Palahniuk è brutta, sporca, cattiva e politicamente scorretta: ossia, quello che ci vuole per salvarsi dall’ipocrisia corrente. E le ossessioni e le follie diventano arte, ma anche messaggio. Come nel racconto in cui giovani di genio, belli e affascinanti, campioni o cheerleader, si lobotomizzano volontariamente usando defibrillatori (nelle scuole, negli aeroporti) come elettroshock, per finire in una dimensione di zombi, ancora giovani e belli, ma infinitamente felici perché liberi dal peso del pensiero. E uno di loro, al momento del passo decisivo, si troverà afferrato da una catena umana che è amore e condivisione, è la stretta delle mani, il contatto fisico reale che batte anche una realtà mistificata.

Mentre è fin troppo reale quella visione esasperata che l’autore regala in alcune perle: coppie dall’apparenza irreprensibile che sottintendono una carica di violenza inaudita; il sogno americano messo alla berlina; il dogmatismo religioso e la morale disintegrati da Cannibale; Scimmia che scala le classifiche dei venditori fino a diventare sacerdotessa di qualcosa che il resto dell’umanità disgusta, finalmente credendo in ciò che vende; e poi c’è Coyote, ci sono umani con nomi di animali e viceversa.

Un mondo bizzarro, anche violento, ma vivo e vitale, in movimento, che affascina e allontana al tempo stesso. E per chi cerca una morale, una forma di escatologia in tutto questo, basti la citazione di De Sade che accompagna uno dei racconti: «Per conoscere la virtù bisogna innanzitutto familiarizzare con il vizio». E il sublime può celarsi nell’infimo, la bellezza nell’orrore. La speranza nello specchio crepato della realtà.

 

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