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Politica
L’onorevole: «Una vera riforma avrebbe cancellato il divieto di ricostituire il partito fascista»

L’INTERVISTA. La Russa: «Ormai Renzi si crede Mussolini ma il Duce era di un’altra pasta»

L’ultima ragione per votare “no” al referendum, Ignazio La Russa l’ha ravvisata in uno degli spot istituzionali. «Dove si fa passare il messaggio subliminale che “l’uomo nero” non sta con il sì – è l’analisi del deputato di Fratelli d’Italia, che ha anche presentato un esposto al giurì della pubblicità -. È l’evidente prova della disperazione di un governo che lega la propria sorte al passaggio di questa riforma. L’ultimo anello di una lunga catena di iniziative che agli occhi di Giorgia Meloni fanno assomigliare l’Italia alla Corea del Nord».

Un certo personalismo che a un uomo di destra come lei dovrebbe piacere. Non è stato Mussolini ad aver per primo chiesto un plebiscito sulla sua persona?

«E questo è proprio uno degli anelli della catena: insieme alla Boschi attraversa l’Italia a colpi di elicotteri pubblici con l’obiettivo di far dimenticare le promesse non mantenute e di accentrare il maggiore potere possibile, quasi Renzi fosse un novello Mussolini. Ma Mussolini, al di là del giudizio storico, era di un’altra pasta, in un contesto completamente diverso. E poi dichiaratamente diceva di voler superare la democrazia. Almeno non mentiva».

Ma perché Ignazio La Russa difende oggi una Costituzione che fu scritta con l’imprescindibile apporto del Pci di Togliatti?

«Il vero punto di forza di Renzi è che dice quello che tutti pensano, a parte i veteromarxisti: questa è una Costituzione vecchia che va radicalmente cambiata. Ma non sempre cambiare significa migliorare. Io dico no perché impedisce per ora, e per chissà quanti decenni, i veri cambiamenti. Ad esempio l’elezione diretta del Capo dello Stato, o la possibilità di contravvenire agli obblighi dell’Europa».

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