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Cronaca
Eroe per la sinistra, tiranno per i nemici, è stato uno dei protagonisti della storia del ‘900

ADDIO A FIDEL CASTRO. Nove giorni di lutto a Cuba, funerali il 4 dicembre. La sorella Juanita non andrà

Si svolgeranno domenica prossima 4 dicembre nel cimitero di Santa Ifigenia, a Santiago de Cubai funerali di Fidel Castro, morto ieri mattina, all’età di 90 anni. L’isola caraibica ha proclamato nove giorni di lutto nazionale per la scomparsa del suo “lider maximo”. “Il governo italiano sarà presente”, ha anunciato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Chi invece non parteciperà ai funerali è Juanita Castro, sorella del leader della rivoluzione cubana. La donna vive dagli anni ’60 in esilio a Miami ed è stata critica col regime castrista.

“A causa delle dicerie malsane secondo le quali mi recherei a Cuba per i funerali, intendo precisare che in nessun momento io sono tornata nell’isola, né conto di farlo”, ha dichiarato Juanita al giornale Nuevo Herald.

LA SORELLA JUANITA NON ANDRA’ AI FUNERALI DI FIDEL
“Io – ha continuato – non gioisco della morte di alcun essere umano e tanto meno potrei farlo per una persona che ha il mio sangue e porta il mio nome (…). Come sorella di Fidel, io piango in questo momento la perdita di un essere umano col mio sangue“.

La morte di Fidel Castro ha suscitato scene di giubilo tra i fuoriusciti cubani a Miami. Fidel e il fratello minore Raul, attuale presidente cubano, erano due di sette fratelli. Juanita, nata nel 1933, è nata tra i due ed è l’unica della famiglia ad aver denunciato pubblicamente il regime castrista. Vive esiliata a Miami dal 1964. Col nome in codice “Donna” ha collaborato con la Cia a piani per rovesciare il fratello, come lei stessa ha riconosciuto.

NOVE GIORNI DI LUTTO NAZIONALE IN NICARAGUA
Il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, ha decretato nove giorni di lutto nazionale per la morte dell’ex leader cubano, in segno di vicinanza all’Avana. Inoltre, Ortega ha reso omaggio all’ex leader di Cuba, Fidel Castro, morto venerdì notte all’età di 90 anni, parlando in Plaza de la Revolución, nel nord di Managua: “Fidel ha iniziato un nuovo cammino verso l’amore, la solidarietà e la pace”. 
 
PRESIDENTE IRAN: “FIDEL GUERRIERO IMPLACABILE”
Il presidente iraniano Hassan Rouhani ha parlato di Fidel Castro, il leader della rivoluzione cubana morto venerdì, come di un “guerriero implacabile e, in un messaggio indirizzato all’attuale presidente cubano e fratello del defunto Raul Castro, ha espresso il suo grande “dolore e lutto”.
“In quest’era nella quale le nazioni oppresse del mondo soffrono di violazioni dei più ovvi e fondamentali principi umani come la pace, la giustizia e la libertà, è una fortuna che vi siano uomini liberi e guerrieri che non rinunciano alla lotta fino agli ultimi giorni della loro vita per tenere alta la bandiera della giustizia”, ha scritto nel messaggio.
Rouhani ha incontrato Raul e Fidel Castro a settembre a Cuba. Lo stesso Fidel aveva incontrato esponenti del regime iraniano, tra i quali la Guida spirituale ayatollah Ali Khamenei, nella sua visita in Iran del 2001.
Dalla Rivoluzione iraniana del 1979, nella quale fu rovesciato il regime dello scià, Iran e Cuba hanno intrattenuto rapporti amichevoli e spesso si sono sostenuti a vicenda nel contesto internazionale.
 
KIM JONG-UN: “VERO LEADER DEL POPOLO”
Fidel Castro “un vero leader del popolo“: è il messaggio di cordoglio di Kim Jong-un pubblicato dall’agenzia statale KCNA. Nel testo inviato a Raul Castro, il leader nordcoreano sottolinea che “Fidel Castro Ruz ha onorato la sovranità e la dignità” di Cuba e che “come un vero leader del popolo, si è distinto per la sua dedizione al popolo cubano e per voler raggiungere la prosperità nazionale e la felicità della gente”. Nella lettera, inviata al “primo segretario del Comitato centrale del partito comunista di Cuba e presidente della Repubblica di Cuba”, Raul Castro, Kim si dice afflitto dopo aver appreso la “triste notizia” della morte del lider maximo. Poi rende omaggio “al governo e al popolo cubano e alla famiglia a lutto”, sottolineando che Castro “è stato un attivista politico di primo piano” che ha dato un “contributo eccezionale” al socialismo.
 
IL CORDOGLIO DI PECHINO
Fidel Castro è stato “una grande figura dei nostri tempi” che verrà ricordata “dalla storia e dal popolo”. Così il presidente cinese Xi Jinping ricorda Fidel Castro, in un lungo messaggio di condoglianze al fratello Raul Castro, per la scomparsa dell’ex lider maximo, diffuso oggi nella versione integrale. Xi esprime “le più profonde condoglianze” per la morte di Castro. Il suo è stato “un contributo storico immortale per il popolo cubano e per lo sviluppo del socialismo nel mondo. La sua reale conoscenza e la sua visione profonda mi hanno ispirato, e la sua voce e il suo tono vivono nella mia memoria”, scrive Xi. La morte di Fidel Castro, continua Xi, è “una grande perdita per il popolo cubano e sudamericano. Il popolo cubano e sudamericano ha perso un figlio eccellente e il popolo cinese uno stretto compagno e un amico sincero. La sua immagine gloriosa e le sue grandi conquiste passeranno alla storia”. Xi ha visitato Cuba incontrando Castro per due volte negli ultimi anni: nel 2011, quando era ancora vice-presidente cinese, e nel 2014, da presidente, durante il secondo viaggio nel Sud America da quando è diventato presidente della Cina nel 2013. Il Sud America e’ stato meta di tre viaggi da parte del presidente cinese, l’ultimo dei quali, in Ecuador, Perù e Cile, si è concluso nei giorni scorsi. 

 


LA NOTIZIA DELLA MORTE DATA DAL FRATELLO RAUL

SiFidel Castro è morto. 
La notizia della scomparsa del leader cubano, spirato all’età di 90 anni, è stata data dalla Tv nazionale dell’isola caraibica dal fratello, Raul, il quale lo ha salutato con lo slogan tanto caro al lider maximo “hasta la victoria siempre”. Castro aveva lasciato il potere nel 2006 a causa di una malattia, i cui dettagli non sono mai stati rivelati. E’ morto alle 22.29 ora cubana (le 4.29 italiane) e secondo quanto comunicato dai media cubani, sarà cremato nelle prossime ore.

EROE PER LA SINISTRA, DETRATTORE PER I NEMICI
Eroe per la sinistra nel mondo e dittatore sanguinario per i nemici, è stato uno dei protagonisti della storia del ‘900, lì, da una piccola isola caraibica dove ha governato per quasi sessant’anni, sulla scia della sua tenace battaglia contro la maggior potenza del mondo, gli Stati Uniti. Nato a il 13 agosto 1926 a Biran, figlio del proprietario terriero spagnolo Angel Castro e della cubana Lina Ruz, ha studiato prima nei collegi La Salle e Dolores di Santiago de Cuba, poi, dal 1941 al 1945, a L’Avana, nella prestigiosa scuola gesuita di Belen, periodo che incide fortemente nella sua formazione culturale, così come in quella del fratello, Raul. Qualche anno dopo la laurea in legge si candida alle presidenziali, progetto subito frustrato per il golpe del 10 marzo di Fulgencio Batista.

L’ASSALDO ALLA CASERMA DELLA MONCADA
La sua risposta è l’assalto alla Caserma della Moncada, il 26 luglio 1953. Per Fidel fu un disastro: i ribelli vennero catturati e 80 di loro fucilati. Castro è condannato a 15 anni di prigione e, nella sua difesa finale, pronuncia il famoso discorso su “La storia mi assolverà“, in cui delinea il suo sogno rivoluzionario. Dopo il carcere, amnistiato, va in esilio negli Usa, poi in Messico: è qui che conosce Ernesto Guevara. Insieme al “Che“, Raul ed altri 79 volontari, nel’56 sbarca nell’isola a bordo del “Granma“. Il gruppo, sorpreso dalle truppe di Batista, viene decimato: in 21 riescono a rifugiarsi nella Sierra Maestra. I due anni di guerriglia mettono alle corde il dittatore. Il 1/o gennaio 1959, i “barbudos” entrano trionfalmente a L’Avana. Castro lo fa qualche giorno dopo.

TRA REVOLUCION E GUERRA FREDDA
Fino al trionfo della “revolucion“, l’isola viveva del commercio con Washington. Dopo la presa del potere di Fidel, il paese divenne un campo di battaglia della “guerra fredda”. Cuba riesce comunque a resistere al duro embargo americano e ad un attacco militare, quello della “Baia dei Porci“, organizzato dalla Cia formato da cubani reclutati all’estero. E’ poi stata al centro della crisi dei missili nel 1962 che ha rischiato di trascinare il mondo in una guerra nucleare mondiale. Forte di un inossidabile carisma e affascinante capacità oratoria, Fidel è stato per decenni il “nemico numero uno” di Washington: con il risultato che, mentre accresceva la sua dipendenza dall’Urss, appoggiava i movimenti marxisti e le guerriglie in America Latina ed in Africa, diventando tra i leader del movimento dei Paesi non Allineati. Nel frattempo, si sposa con Dalia Soto del Valle. Hanno cinque figli: Alexis, Alexander, Alejandro, Antonio e Angel. Il “lider maximo”, con una vita privata nella quale realtà e mito s’intrecciano, è “sopravvissuto” a dieci presidenti Usa e – ha più volte ricordato – a 600 attentati.

RESISTE AL CROLLO DELL’URSS, NEL 2006 PASSA IL POTERE A RAUL
Perfino nel crepuscolo del suo mandato, Fidel e il sistema politico cubano sono riusciti nel bene e nel male a resistere alla disintegrazione socialista e al crollo dell’Urss nel ’91. Per i cubani, Castro è stato il “Comandante“, oppure semplicemente Fidel, sul quale sono state costruite tante “storie”: “non dorme mai”, “non scorda nulla”, “è capace di penetrarti con lo sguardo e sapere chi sei”, “non commette sbagli”. Castro ha d’altro lato esibito una devozione per le cifre e dati, nascondendo caratteristiche come il pudore e lo scarso interesse, raro per un cubano, per la musica e il ballo. Ha sempre avuto una salute di ferro fino all’improvvisa e grave emorragia all’intestino avuta al rientro di un viaggio dall’Argentina poco prima di compiere 80 anni. Malato, dopo aver delegato il potere al fratello Raul – prima in modo provvisorio il 31 luglio 2006, poi definitivamente nel febbraio 2008 – ha così cominciato il conto alla rovescia verso la fine di una vita leggendaria.

L’ERA DI FIDEL AL CAPOLINEA
L’era di Fidel si scioglie lentamente
, in mezzo a una nuova Cuba ogni volta più “raulista“, tra una serie di riforme economiche e la mano ferma del potere sul fronte politico: di sicuro una transizione, la cui portata è però difficile da capire. La data chiave della nuova era è il 17 dicembre 2014: quel giorno, a sorpresa e con la mediazione di Bergoglio, L’Avana e Washington annunciano il ‘disgelo’ bilaterale. Fidel assiste da lontano al ‘deshielo’, ogni tanto scrive qualcosa ribadendo concetti quali la ‘sovranità nazionale’ e il ‘no all’impero’. Ma in sostanza a dettare il ritmo dei cambiamenti ormai è Raul. “Ucciso” più volte dalle reti sociali, e con lunghi periodi di assenza dal pubblico, i limiti al suo mandato Fidel li aveva fissati nel 2003, dirigendosi ai cubani: “Rimarrò con voi, se lo volete, finchè avrò la consapevolezza di potere essere utile, se prima non lo decide la stessa natura. Nè un un minuto prima nè un secondo dopo”.

 

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