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Il Borghese

Il tempo delle chiacchiere è finito

Dopo l’attentato con le bombe carta all’ex Moi, dopo una notte di tensioni e l’occupazione di via Pio VII da parte di un folto gruppo di profughi, si apre forse la fase più delicata di questa vicenda che dura ormai da anni e che ha sconvolto la vita del quartiere. Ancora una volta la mente corre a quelle strutture inaugurate per le Olimpiadi invernali del 2006 e che per poche settimane hanno illuso i residenti,

grazie agli atleti e ai giornalisti, che i vecchi Mercati Generali avrebbero cambiato la propria immagine in seguito a una nuova politica del territorio. Non è stato così. Nell’arco di qualche mese, nel 2008, le palazzine vuote e lasciate incustodite sono diventate) il rifugio dei primi senzatetto. E poi, via via che gli sbarchi sulle nostre coste diventano cronaca quotidiana, il rifugio di una folla eterogenea dove, a chi aveva diritto all’asilo politico, si sono aggiunti e moltiplicati strani figuri, molti dei quali dediti allo spaccio e ai reati di strada. Il seguito è una cronaca di richieste di sgombero, promesse, ordinanze mai eseguite, reati gravissimi come lo stupro di una ragazza disabile nella cantina di una palazzina. Dentro, stipati negli alloggi ormai ridotti a topaie, oltre mille occupanti dediti a qualunque traffico lecito e illecito. Poi la svolta quando la politica, anche attraverso le dichiarazioni della sindaca Appendino, ha scelto l’unica via possibile: lo sgombero ragionato con la ricerca di un tetto per chi ne aveva diritto. Capita allora che l’ex Moi comincia a svuotarsi. Partono a centinaia, a dimostrazione che chi delinque e ha i soldi in tasca una sistemazione la trova da sé. Altrove forse, ma lo scopriremo tra un poco, si ripeterà lo stesso vergognoso traffico di droga e malavita. A conti fatti, per la collettività avrebbe potuto essere un passo avanti se, in una notte piovosa, non fossero esplose le bombe carta lanciate da un gruppo di teppisti travestiti da ultrà del calcio e poi una sorta di rivolta con blocco stradale inscenata dai profughi che continuano l’occupazione. Il segno della rottura definitiva di un equilibrio già precario che non fa presagire nulla di buono. Ora, al di là delle dichiarazioni di rito, la politica ha i tempi strettissimi. Giorni, se non ore. Il rischio è che si arrivi ad assalti ben più organizzati con conseguenze che non vogliamo neppure immaginare. Comune e Regione sembrano allineati lungo la linea dell’intervento. Ma ai cittadini che qui abitano con la paura, non basta. Il tempo per le riflessioni e i rinvii, sembra definitivamente finito.


beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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