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Il Borghese

La frode che resta sullo stomaco

Paese che vai Parmigiano che trovi, verrebbe da dire. Se negli Stati Uniti, infatti, potete scovare il “grated Parmesan”, o il “Grande Parmesan”, in Brasile c’è il “Parmesao”, in Argentina il Reggianito. Che è tutto fuorché Parmigiano (la cui denominazione d’origine è protetta solo nell’Unione Europea), anzi recenti inchieste hanno trovato anche pasta di legno all’interno di quello che altro non è se non un formaggio da grattugiare. Però potete immaginare, qualità a parte, il danno che il consorzio può subire. E questo è soltanto un esempio della «globalizzazione del cibo» che invece di favorire scambi culturali – il cibo è cultura e anche scienza – ha fatto prosperare le contraffazioni, gli “equivoci” sui marchi e via discorrendo. E naturalmente le speculazioni economiche. Il giro d’affari legato alle frodi alimentari è a dir poco impressionante e, ovviamente, anche la nostra giurisprudenza in materia segna il passo, in quanto manca di attualità. All’Istituto zooprofilattico ieri si è discusso di questo problema, del possibile disegno di legge per porvi almeno in parte rimedio, ma la questione è molto ampia. Ci sono interi settori della filiera alimentare che sono infettati dalle mafie, al di là delle contraffazioni dei marchi. Ma oltre alle cosiddette agrimafie, ci sono molti luoghi dove il pericolo può celarsi: le etichette degli alimenti, per esempio, possono essere fuorvianti, persino celare la presenza di allergeni pericolosi, a causa di una normativa non al passo con i tempi. Insidie che possono arrivare sulle tavole, finire nei piatti dei nostri ragazzi, delle nostre famiglie. Le tipologie sono diverse: contraffazione (specie dei marchi, all’estero per esempio si parla di «italian sounding», ossia nomi che suonano come italiani ma tali non sono), adulterazione (al prodotto sono aggiunte sostanze di qualità inferiore), sofisticazione (solitamente tramite additivi che migliorano colorazione o profumo), alterazione (normalmente in conseguenza di una cattiva conservazione). Come ci si difende? Con i controlli, certo, che non devono consistere solo nei blitz delle forze dell’ordine nei supermercati, perché di solito a quel punto è troppo tardi. Serve una cultura alla legalità anche in questo campo, togliendo le possibili zone d’ombra che, come sappiamo bene, sono sempre quelle in cui si annidano le mafie.

Twitter@AMonticone

 

 

 

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