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RAIS I segreti di Colombo, l’assedio ai Cavalieri di Malta, un pirata leggendario

Dragut, il corsaro ottomano e l’epopea tra mari e oceani

Un pirata per l’occidente, un eroico ammiraglio per la Sublime Porta. Dragut, “la spada vendicatrice dell’Islam“, attraversa la storia e la leggenda, dalle incerte origini forse in Anatolia, al comando delle navi ottomane, alla prigionia sulla galera dell’ammiraglio Andrea Doria, alla morte davanti al Forte Sant’Elmo a Malta, assediando i cavalieri. Una morte giunta, secondo i dati storici, a ottant’anni: possibile che un uomo del Cinquecento, con uno stile di vita simile, possa essere arrivato a questa età?

Di questa figura leggendaria, di cui persino il nome è impreciso, l’Italia ricorda i feroci saccheggi e le stragi, ma anche la notte in cui Manarola, nelle Cinque Terre, lo respinse con forza, tanto che lo sbarco è rievocato ogni anno. Si dice che l’ammiraglio Doria avesse chiamato Dragut il proprio gatto per l’ossessione che rappresentava il corsaro ottomano. Ora, Simone Perotti, il manager divenuto skipper, scrittore e sostenitore del “mollo tutto e cambio vita”, ne traccia l’epopea nel romanzo “Rais” (Frassinelli, 19,90). Si parte dall’infanzia, dalla dura scuola dei giannizzeri prima della fuga per scoprire il mare e il fascino, l’amicizia con un compagno di infanzia. E si arriva a Malta, dove un cavaliere scrive un memoriale, denunciando che l’Ordine è stato abbandonato dall’Europa, che i turchi attaccheranno presto e vinceranno la battaglia, raccontando un segreto conservato per lungo tempo: manca poco e sta già arrivando Dragut, cui lui affiderà il memoriale e poi si consegnerà alla sua spada, perché così crede debba essere il destino.

E Dragut, stanco e invecchiato, schiacciato dalla gloria, naviga verso l’appuntamento fatale, in quella lingua di roccia maltese che oggi si chiama Punta Dragut.

Nel romanzo di Perotti riviviamo l’epopea delle navigazioni cinquecentesche, ritroviamo il segreto di una mappa grazie alla quale, fin dall’inizio, Colombo sapeva che sarebbe giunto in un nuovo continente, non certo nelle Indie. E l’imperatore ottomano Selim, padre di Solimano che sarà il Magnifico, incarica spie e comandanti e cartografi di tracciare la mappa del mondo, di studiare nuove navi, di far sì che la Sublime Porta non sia esclusa da quella che appare la lotta per il dominio dei mari, fuori dal Mediterraneo, ma negli oceani.

Nel Mediterraneo, in una semplice isola, vive invece Bora, schiava-regina comprata da un mercante veneziano che ne ha fatto la sua amante. Nel suo palazzo vanno e vengono, in momenti diversi, due uomini: il feroce Dragut e un misterioso cavaliere di Malta. Senza incrociarsi, ognuno con la sua “baraka” cui non si sfugge. Neppure lei.

Una epopea autentica, un romanzo di avventura che Perotti traccia con l’amore degli uomini di mare, con la curiosità dello skipper che è anche studioso, riportando alla luce una figura che, negli equilibri tra occidente e oriente, ha giocato un ruolo fondamentale.


 

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