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LA BRUTTA NOTIZIA Torino, la protesta di San Salvario: «La piscina Parri non riaprirà. E dal Comune solo silenzio»

TORINO.«La piscina Parri non riaprirà». È la brutta notizia che arriva direttamente dalla circoscrizione Otto. Niente, ovviamente, è irrisolvibile, ma «i lavori da fare sono molti e strutturali – ha spiegato Paola Parmentola, coordinatrice alla Terza commissione -. Noi abbiamo provato a mantenerla aperta con i lavori di manutenzione ordinaria che ci spettano, ma ora è necessario che il Comune partecipi con quella straordinaria. Quindi, almeno fino al prossimo anno, la piscina non riaprirà. Poi, si vedrà».

Il complesso di via Tiziano 41 è chiuso ormai dal 19 marzo a causa di una serie di infiltrazioni dal tetto, ma da quel momento si sono susseguiti lavori e nuovi problemi continui. Dopo la sistemazione del controsoffitto e dell’impianto elettrico, infatti, è divenuta necessaria l’impermeabilizzazione della vasca e il rifacimento delle canaline. «Il problema andrebbe però risolto in tempi stretti – ha dichiarato Augusto Montaruli, presidente della commissione di quartiere alla Otto – perché la piscina Parri significa posti di lavoro e servizi per le scuole e la disabilità. Ma non solo: quel complesso sportivo, in quella zona, è anche il fulcro di un progetto di riqualificazione di tutta l’area pensato con i ragazzi della facoltà di Architettura che vorremmo tanto veder attuato».

Un problema che tocca molte realtà associative che ora rischiano di dover rivedere i loro piani. Nella stagione sportiva 2014/2015 la Piscina Parri rimase chiusa mesi per infiltrazioni. Lo stesso problema, per l’appunto, si è registrato nel periodo 2015/2016 con i corsi di nuovo per bambini, disabili e non, perennemente in bilico. «E quest’anno siamo da punto a capo – racconta Giorgio Agliano, presidente dell’associazione Unicorno Style -. Fatto ancora più grave, a tutt’oggi, non abbiamo alcuna comunicazione da parte dell’amministrazione. Così ci ritroviamo con gente che ha pagato che viene da noi a chiedere spiegazioni». Senza contare i danni economici e sociali che deriverebbero da una nuova eventuale chiusura. «A questo punto – conclude Agliano -, ci chiediamo che tipo d’intervento sia stato fatto in passato. E perché nessuno comunica la realtà dei fatti alle società sportive assegnatarie degli spazi acqua».

 

 

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