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“Pressioni” su WhatsApp perché volevano che l’amico si facesse interrogare

VERGOGNA A SCUOLA. Minacce al compagno sul cellulare. Sospesi 5 studenti di terza media

«Ti devi fare interrogare, altrimenti ce la prendiamo con te» ma i “cyberbulli” finiscono per essere sospesi. È accaduto alla scuola secondaria Leopardi, dove un ragazzino di terza media si è vista arrivare l’intimidazione sul proprio telefonino da alcuni suoi compagni via WhatsApp, il popolare servizio di messaggistica instantanea. L’avvertimento è arrivato all’interno di un gruppo creato su Whatsapp, di cui facevano parte il ragazzino e altri suoi cinque compagni. Quando su quella applicazione viene formato un gruppo con più appartenenti, chiunque può leggere un messaggio scritto da un membro, ed eventualmente rincarare la dose. E, così come sono stati ricostruiti i fatti da parte della scuola, è proprio quello che è successo. A minacciare il 13enne sarebbero stati solo due coetanei con parole inequivocabili, mentre gli altri tre li avrebbero “supportati” con immagini e sfottò.

Peccato che la vittima non si sia fatta per nulla intimidire. Ha raccontato tutto alla famiglia e pochi giorni dopo i genitori sono andati direttamente a scuola a spiegare cosa fosse successo. La direzione ha immediatamente avviato delle indagini interne, chiamando i genitori di tutti i ragazzi coinvolti e decidendo la sospensione per i cinque autori della bravata. Una punizione che i rispettivi genitori hanno anche rincarato, togliendo il cellulare ai figli per due mesi. E i tempi in cui sempre più spesso si vedono mamme e papà andare contro insegnanti e presidi per difendere i propri figli a prescindere, il messaggio educativo questa volta è stato completo.

Dalla Leopardi stessa spiegano che «questi ragazzi non sono dei bulli propriamente detti. Hanno fatto una stupidata e sono stati puniti. Un fatto del genere è stato il primo in assoluto capitatoci e non lo abbiamo sottovalutato. Tra l’altro noi ritiriamo i telefonini a tutti gli alunni prima delle lezioni alle 8, per poi restituirlo alle 14, all’uscita. Il fatto quindi è capitato fuori d al l ‘ orario scolastico, ma per noi non ha fatto differenza».

 

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