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IL PROCESSO “Sono l’autista dell’arcivescovo”. Invece guidava una banda di ladri che ha messo a segno decine di colpi nel Torinese

TORINO. Quando raccontava di essere l’autista personale dell’arcivescovo Cesare Nosiglia e il responsabile della sicurezza per la diocesi in occasione dell’ostensione della Sindone, i suoi interlocutori rimanevano quasi sempre a bocca aperta. E spiegava, a quegli stessi interlocutori, che il suo lavoro lo portava a essere sempre in stretto contatto con le forze dell’ordine. La verità, però, era un’altra. L’ex guardia giurata Giovanni Paciolla si trovava infatti a capo di una banda di malviventi accusata di aver messo a segno decine di furti in tutto il Torinese. Ieri mattina, in tribunale, per Paciolla e per altri venti personaggi è cominciata l’udienza preliminare del processo in cui dovranno rispondere di tutti gli episodi contestati dal pubblico ministero Gianfranco Colace. E tra gli imputati figura anche un brigadiere dei carabinieri accusato di aver effettuato accessi illeciti alla banca dati delle forze dell’or dine per aiutare lo stesso Paciolla.

Ma accanto al vero militare, ecco poi tutti i falsi agenti di polizia. Personaggi che per mettere a segno i propri colpi fingevano di essere dipendenti della Questura esibendo falsi tesserini e falsi decreti di perquisizione e sequestro con cui si introducevano nelle abitazioni delle vittime. Decreti in fondo ai quali comparivano il nome e la firma del magistrato Andrea Lamberti, un nome di fantasia che naturalmente non corrisponde a nessun giudice o pubblico ministero della procura di Torino. Quando i finti poliziotti entravano negli appartamenti delle vittime, si impossessavano spesso anche di dosi di sostanze stupefacenti.

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