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Il Borghese

Parole, parole, parole

Viviamo in una strana città. Dove la magistratura ordina gli sgomberi del Moi e dei campi abusivi degli zingari di via Germagnano e le Istituzioni seppelliscono le ordinanze tra le mille carte che ingombrano le scrivanie e dimenticano. Meglio non fare, per non turbare i già precari equilibri e per non rischiare chissà quale disastro nell’ordine pubblico. Dimenticando che prima o poi anche i cittadini per bene, quelli che pagano le tasse e non alzano mai la voce, potrebbero infuriarsi. Specie quando di mezzo non c’è solo il degrado, i furti e lo spaccio, ma anche la salute. Soprattutto dei bambini. Ricapitolando le due vicende, quella del villaggio olimpico e quella di via Germagnano, si scopre un comune denominatore: la politica del rinvio. Quella che discute, organizza tavoli di lavoro, incontri con i cittadini e poi non fa neppure quello che viene ordinato. Del Moi conosciamo la vergogna, di via Germagnano l’abbiamo scoperta ieri. Il pm Andrea Padalino ha chiesto il sequestro preventivo dell’area occupata abusivamente da circa seicento nomadi, ma l’unico segno tangibile di risposta, dopo circa due mesi, sono i nastri con cui i tecnici del Comune hanno recintato un prato. Peccato che lì, dopo gli incendi, i fumi tossici e l’ammasso di un’enorme quantità di rifiuti si sia scoperta una vera e propria terra dei fuochi, con rischi gravissimi di inquinamento e intossicazione. Due mesi di ritardo sono colpevoli, ma ancora di più l’annuncio fatto appena martedì secondo il quale per la bonifica completa di quell’area occorre aspettare il 2019. C’è qualcosa che non funziona nel raccordo tra i vari livelli istituzionali: tra la Procura e la Prefettura, tra le forze dell’ordine e Palazzo Civico. Ma soprattutto emerge un distacco nei confronti dei cittadini, i quali sono gli ultimi a sapere e sempre i soliti a pagare. Guai se saltano una bolletta, o parcheggiano l’auto un po’ fuori dalle strisce. Per loro la mannaia è sempre pronta. Ma per chi viola costantemente leggi e regolamenti c’è una strana, quasi perversa, comprensione che si traduce di fatto in impunità. I problemi, quando all’apparenza sembrano risolti, come lo sgombero di lungo Stura Lazio o quello di ieri mattina in corso Romania, in realtà vengono solo spostati. E sapete dove? In via Germagnano, quel parcheggio di illegalità e di violenze che ogni giorno che passa si ingrandisce grazie a chi, scacciato da un posto, qui trova rifugio. Oltre la vergogna, come al solito c’è la beffa.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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